Sicurezza
Un negoziante su due non rilascia lo scontrino, giro di vite della Finanza
L’evasione è più alta tra i cinesi (32 su 39) che tra gli italiani (32 su 91). Scoperto magazzino di ricambi per macchine da cucire importati illegalmente dalla Cina, sequestrati 300.000 pezzi
Un commerciante italiano su tre (32 su 91) non rilascia scontrini fiscali, mentre tra i cinesi l’evasione schizza in alto (32 sanzioni su 39 negozi controllati). E’ uno dei risultati dei controlli fatti dalla guardia di finanza la scorsa settimana e illustrati oggi dal colonnello Gino Reolon e dal maggiore Edoardo Marzocchi.
In materia di emissione di scontrini e ricevute fiscali - si legge in una nota della Finanza - sono stati eseguiti 130 controlli, che hanno portato alla constatazione di 64 violazioni per mancata o irregolare emissione di tali documenti fiscali. I soggetti controllati risultano riconducibili alle molteplici categorie di esercenti che compongono il tessuto economico-commerciale del territorio pratese. In particolare, sono state constatate irregolarità nei confronti di 15 bar e pasticcerie, 2 ristoranti, 9 ambulanti, 12 tra alimentari e panifici, 5 parrucchieri, e più in generale gelaterie, paninoteche, centri estetici, erboristerie, cartolerie, negozi di abbigliamento e calzature. Tra le contestazioni più significative spiccano quella nei confronti del titolare di un ristorante italiano di Poggio a Caiano, sanzionato per non aver emesso la ricevuta a fronte dell’incasso di 250 euro, e di un ristorante cinese, di recente apertura in città, per l’omesso rilascio dello scontrino di 194 euro. Alcuni esercizi, selezionati per categorie, sono stati anche monitorati per l’arco di un’intera giornata. Tali attività hanno consentito di riscontrare un generale aumento degli scontrini battuti rispetto al giorno precedente.
L’attività dei finanzieri si è anche sviluppata nel settore del lavoro nero e della manodopera clandestina. All’interno di un’azienda gestita da soggetti cinesi a Prato, i militari hanno individuato 29 lavoratori in nero, di cui 13 clandestini. Oltre alle precarie condizioni igienico-sanitarie riscontrate nei locali aziendali, gli stessi erano stati tramezzati abusivamente con strutture in cartongesso in modo da creare 31 “loculi” adibiti a dormitorio, adiacenti a 151 postazioni di lavoro. Inoltre, attiguo alla ditta, un locale ad uso ufficio era stato illecitamente modificato per fornire alloggio ad altri lavoratori. Cinque immobili sono stati sequestrati.
Infine, all’interno di un’azienda amministrata da un cinese, con il punto vendita nella “Chinatown” pratese e il deposito al Macrolotto, i finanzieri hanno rinvenuto e posto sotto sequestro amministrativo oltre 300.000 prodotti per l’industria tessile, quali macchine da cucire e componentistica meccanica per la filatura e la tessitura, prive dei requisiti obbligatori per la commercializzazione in territorio italiano, quali la marcatura CE.
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