Attenzione
Prostituzione, perplessità sul giro di vite della giunta
Si cerca di aggirare la sentenza della Corte costituzionale tramite il regolamento Vietato qualsiasi tipo di “contatto”, anche verbale, con le ragazze in strada
PRATO. Un'ordinanza non basta. Un'ordinanza "debole", messa fuori gioco da una sentenza della Corte costituzionale che nell'aprile 2011 tirava le orecchie ai sindaci-sceriffi sugli eccessivi poteri in materia di sicurezza urbana. Intanto le lucciole restano lì, al bordo dei marciapiedi o sulle panchine. Proliferano in vari punti di Prato, come i loro clienti a caccia di piaceri a pagamento. Lo spauracchio di una multa da 400 euro, per le prostitute e i loro clienti, non è sufficiente a dissuadere i diretti coinvolti.
Per rafforzare l'ordinanza anti-prostituzione, dissipando ogni dubbio di legittimità sul provvedimento firmato nell'aprile 2009 dall'ex sindaco Romagnoli (secondo la Corte, queste ordinanze dovevano rientrare nei casi di contingenza e urgenza, non dunque avere una temporalità illimitata), l'amministrazione punta a recepirne i contenuti "normandoli" attraverso il regolamento comunale di polizia urbana, lo stesso che in questi giorni è all'esame della Commissione 1.
Si aggira insomma lo scoglio per continuare ad avere mano libera sul contrasto del fenomeno (in Italia la prostituzione non è considerata reato). «La sentenza, del resto, non discuteva il merito ma l'utilizzo dello strumento, rimandando al consiglio comunale la sua regolazione», puntualizza il comandante della polizia municipale Andrea Pasquinelli.
Ieri mattina il secondo round del regolamento in Commissione, con gli occhi puntati sull'articolo 30 sui quali sono piovute le osservazioni dei consiglieri di maggioranza e opposizione. Prima quella del finiano Federico Lorusso che, denunciando le lacune dall'ordinanza (la prostituzione non diminuisce), contesta il divieto di "intrattenersi, anche solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano palesemente l'attività di prostituzione" (comma 2). «Così sono multabili un sacerdote o un'associazione che operano nel campo del recupero di queste donne. Manca un quadro nazionale di riferimento in materia».
Se il comandante Pasquinelli avverte come «generalmente i trasgressori giustifichino l'approccio con la prostituta con il pretesto di chiedere informazioni», al consigliere Simone Mangani (Pd) non va giù il silenzio sulla prostituzione in luoghi chiusi (mai menzionata nell'articolo 30). «Non è accettabile una parità delle sanzioni. Chi va con le prostitute deve essere colpito di più». Insomma, multe più leggere (non di 400 euro) per le signore che si prostituiscono. «Perché nessuno obbliga un uomo ad andare con una prostituta, mentre dall'altra parte non sappiamo quanta volontarietà esista», incalzano le democratiche Ciambellotti e Bettarini.
Un altro spunto, secondo il pidiellino Francesco Innaco, è l'insospettabile modo con cui certe squillo si presentano. Sbagliato dipingerle solo con tacchi vertiginosi e calze a rete. In piazza Mercatale le prostitute cinesi sono vestite in modo normalissimo in pieno giorno. E se un vecchietto si ferma a chiacchierare? Diversamente la pensa Leonardo Soldi, capogruppo della Lega Nord, chiamato in causa anche come residente di via Firenze (dove è noto il viavai di prostitute): «L'articolo in questione non necessita di alcuna modifica buonista: la giunta applica un indispensabile giro di vite».
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