Il dolore
Sul ponte della Passerella ecco la colata di bitume
Per rinforzarne la tenuta le mattonelle sono state coperte dall’asfalto Protestano gli architetti: «Un vero peccato alterare la struttura originale»
PRATO. Chissà cosa penserebbe Pier Luigi Nervi, lo stesso che ha firmato opere architettoniche dallo stadio di Firenze alla sede dell'Unesco a Parigi, vedendo la colata di bitume che nei giorni scorsi è stata spalmata sul pavimento del ponte della Passerella sul Bisenzio.
Probabilmente si rivolterebbe nella tomba visto che il giovane progettista, caro a papa Paolo VI che gli commissionò l'aula omonima in Vaticano, da giovane si era fatto le ossa a Prato progettando proprio la Passerella che univa le due sponde del Bisenzio. Erano i primissimi anni Trenta, ad aggiudicarsi la gara per il ponte sul Bisenzio fu una ditta di Roma, la Ferrobeton. Il cui progetto però era talmente simile a quello di Nervi da far sì che, nell'immaginario collettivo, quella che attraversa il Bisenzio all'altezza dei giardini di via Sant'Antonio diventa la Passerella del Nervi: un'elegante struttura in cemento armato ricoperta di piastrelle. Quel manto lapideo che, nel suo piccolo, raccontava ottant'anni di storia non esiste più: le betoniere lo hanno cancellato con una spalmatura di bitume al termine dei lavori di ristrutturazione terminati nei giorni scorsi. E che, se non altro, hanno avuto il merito di mettere in sicurezza un passaggio di transito divenuto nell'ultimo periodo insidioso perché usurato dal tempo.
«Le piastrelle si erano rovinate e il rischio, soprattutto per le persone anziane, era di scivolarci sopra», fa notare il signor Antonio solito passare da lì. «Si potevano però studiare accorgimenti migliori per mantenere una maggiore continuità con il passato» gli fa eco Gaetano Morino, giunto dalla Sicilia a Prato vent'anni fa. Se la ricorda bene quella passerella facendo sempre quella stessa strada per arrivare dalla Pietà in centro. E se la ricorda anche l'architetto Giuseppe Guanci, uno dei massimi studiosi di Nervi a Prato tanto da scriverci un libro.
E' lui intanto a sfatare un mito, ovvero che il ponte sul Bisenzio porti la firma di Nervi. «Ma risente moltissimo della sua influenza per cui gli si attribuisce l'opera, e comunque- dice- non meno prestigiosa dal punto di vista storico. Un'opera innovativa nella forma per gli anni Trenta, una delle prime in cemento armato. Il restauro negli anni Cinquanta fu fedele alla versione originaria. Un vero peccato che questa sia stata alterata. Si potevano ristuccare le mattonelle». La mano dell'uomo è fatta anche per salvare ciò che il tempo deteriora. «La tecnologia si è evoluta, in commercio esistono diversi materiali spalmabili che, se utilizzati in questo caso, non avrebbero offeso la testimonianza del passato” fa notare un altro architetto, Angelo Formichella (è anche il responsabile cultura del Pd), uno che frequenta spesso i giardini de La Passerella.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
