Italia
Precari e arrabbiati i giovani di Luca Telese
PRATO. Il giornalista e scrittore Luca Telese ha fatto tappa a Prato per la terza volta. Nell'ambito della rassegna “Libri d'Italia”,il redattore de “Il Fatto quotidiano” e conduttore su La7 della...
PRATO. Il giornalista e scrittore Luca Telese ha fatto tappa a Prato per la terza volta. Nell'ambito della rassegna “Libri d'Italia”,il redattore de “Il Fatto quotidiano” e conduttore su La7 della trasmissione di approfondimento "In onda" è stato ospite di Stefano Coppini alla biblioteca Lazzerini per presentare al pubblico dei pratesi "Gioventù, amore e rabbia. Il coraggio di non arrendersi: storie di chi vuole cambiare un'Italia che non ci piace più". Un viaggio che conduce i lettori nella terra di un popolo arrabbiato e indignato, di una generazione di talenti sprecati, di precari e cassintegrati delusi e sbeffeggiati, di una classe dirigente sconfitta. E per farlo non poteva scegliere luogo più azzeccato di Prato, una città che la crisi ha messo quasi in ginocchio, ma che ora sta cercando in tutti i modi di agganciare il treno della ripresa per risollevarsi. «Di questo però vorrei parlare insieme a Edoardo Nesi, che ho invitato in trasmissione da me sabato (stasera ndr) - ha annunciato - credo che lui abbia capito, raccontandolo bene nei sui libri, che qui una classe dirigente è stata sconfitta dall'arrivo della modernità».
Lo stesso concetto rappresenta un po' il filo conduttore che lega le storie inserite nel libro di Telese, il quale, attraverso le testimonianze raccolte da cronista, ha voluto raccontare l'Italia ai tempi della crisi intrecciando la narrazione con la propria passione professionale, quella di un «un giovane quarantenne che ha formato il primo vero contratto dodici anni dopo aver iniziato a lavorare». «Quando ho cominciato io, il giornalismo era il mestiere dei privilegiati, svolgere questo lavoro voleva dire appartenere a un frammento della classe dirigente - ha spiegato - adesso è diventata la professione simbolo del precariato, le nostre redazioni sono state i primi luoghi di produzione a essere stati smantellati e parcellizzati con l'arrivo della modernità».
Barbara Burzi
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