Il Tirreno

Prato

Le donne cinesi senza più segreti

di Maria Lardara
Le donne cinesi senza più segreti

Il racconto delle loro storie di discriminazione o di difficile integrazione diventerà uno spettacolo

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PRATO. Donne dell'Impero Celeste senza veli. L'anima messa a nudo, denunciano storie di discriminazione, s'interrogano sul futuro dei figli. Dicono di avercela con "avvocati e poliziotti" e con le cartelle "pazze" del fisco. Parlano liberamente, "protette" fra le quattro mura di un vecchio capannone (nell'ex area Campolmi). Spazio intimo al riparo da occhi indiscreti. Testimonianze che si susseguono in "Sono qui perché", ciclo di appuntamenti (a cadenza mensile) per fare emergere la dimensione del conflitto nella realtà pratese, filtrandola attraverso i linguaggi del teatro.

S'iniziava mercoledì sera: cinque signore di origine asiatica, al centro di una scena quasi teatrale. Di fronte a loro, siedono una regista e una drammaturga pronte ad ascoltarle, mentre i loro collaboratori prendono appunti e una telecamera immortala espressione timide e il coraggio di aprirsi. Cristina Pezzoli e Letizia Russo, la regista di Vigevano e la drammaturga di Roma (la prima è stata direttrice artistica del Manzoni di Pistoia), si confondono in mezzo al pubblico, circa un centinaio di italiani e cinesi disposti intorno a un cerchio naturale. E' spartano l'ambiente del Compost in via Santa Chiara, spazio teatrale indipendente attivo dal 2009 (tutto autofinanziato) dove hanno preso casa 80 artisti da tutta in Italia per provare gli spettacoli. Cassette di legno trasformate in sedie, un servizio da thè al centro e, intorno a quella che sembra una tavola apparecchiata, tanti commensali brindano al "campei" ("cin cin" in cinese). Il mattatore della serata è lui, Shi Yang, artista sino-milanese con radici a Prato (ha recitato in un "Un angelo nei sobborghi" del Metastasio e, sul grande schermo, in "La stella che non c'è" con Castellitto), che ha tradotto dal mandarino le testimonianze. E' Yang a lanciare il sasso, chiedendo alle sue connazionali di raccontare il percorso di migrazione. C'è una barista che racconta di come alla figlia piccola nata a Prato piacciano gli italiani ma non gli altri stranieri, c'è la figlia di un operaio che non sa come fare a pagare multe da oltre 80mila euro all'Inps. Il ghiaccio si scioglie, monta la rabbia di chi, sulle tasse, dichiara di sentirsi tartassato e "discriminato" rispetto agli italiani. La seconda a prendere parola è una donna dai capelli biondi e dalla "c" toscana. Ma è una signora siciliana giunta a Prato negli anni Settanta che rammenta di quando i pratesi "discriminavano" lei. Ma qual è lo scopo di tutto questo parlare? «Per coinvolgere così tanti cinesi abbiamo fatto un lavoro di strada, andando in via Pistoiese e nel Macrolotto con l'idea di stimolarli a raccontare con lo strumento culturale le loro verità - spiega Cristina Pezzoli -. L'utilizzo del teatro come veicolo per depotenziare i conflitti attraverso la narrazione diretta diventa così un'esplorazione nel corpo della città. Coinvolgeremo anche gli imprenditori pratesi. E a gennaio 2013 metteremo in piedi uno spettacolo rielaborando le storie raccolte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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