Contessa lascia in eredità al Comune tre capolavori d’arte
Si tratta di una pala d’altare di Santi di Tito e due tele di Alessandro Allori. Le opere andranno al Museo civico
PRATO. Soltanto per la pala d'altare la quotazione si aggira intorno al milione di euro. Con l'aggiunta delle altre due tele che compongono la triade cinquecentesca, il valore complessivo schizza a 2,5 milioni di euro. Si tratta de "La Moltiplicazione dei pani e dei pesci" di Santi di Tito, un'enorme pala d'altare datata 1603, e di due grandi tele di Alessandro Allori: "Il Miracolo del grano di San Giovanni Gualberto con la veduta dell'Abbazia di Vallombrosa" e "Il Miracolo dell'acqua di San Filippo Benizzi a Montesenario". Un bel colpo quello messo a segno dal Comune di Prato grazie all'amicizia nata e ben coltivata tra la conservatrice del museo Maria Pia Mannini e la contessa fiorentina Angela France Riblet Bargagli Petrucci, che ha donato a Prato le tre opere con un lascito testamentario. L'acquisizione è stata presentata ieri dal sindaco Cenni e dell'assessore Anna Beltrame che hanno messo in evidenza «la straordinarietà di questo risultato a cui si è arrivati grazie a una buona rete di relazioni, che il Comune ha saputo costruire e che ha portato al Civico opere di inestimabile valore».
L'ufficialità di questa donazione è arrivata a gennaio, dopo l'apertura del testamento della contessa venuta a mancare a dicembre 2011. Una clausola inserita nel testo contenente le ultime volontà della nobildonna fiorentina, nomina il Museo Civico di Prato erede dei dipinti che attualmente si trovano ancora nel palazzo di famiglia, in via della Scala a Firenze. Prima di poter essere mostrati a tutti, sarà necessario un intervento di restauro, soprattutto sulla tavola di Santi di Tito, che è stata danneggiata nella parte bassa dall'alluvione del 1966. Gli altri due, invece, sono in perfetto stato di conservazione. «Prima dell'allestimento definitivo, è nostra intenzione dedicare una mostra a questi dipinti - ha annunciato l'assessore Beltrame - non prima dell'anno prossimo e comunque quando le condizioni lo consentiranno, poiché opere d'inizio Seicento come queste devono essere esposte in condizioni microclimatiche idonee. Si tratta di una donazione straordinaria, motivo di grande orgoglio per noi e per tutta la città - ha aggiunto - il cui merito va soprattuttoa Maria Pia Mannini, che è riuscita a compiere il quarto miracolo dopo i tre miracoli rappresentati dai capolavori di Santi di Tito e Alessandro Allori. Il quinto sarà la riapertura del Museo, che è stato chiuso definitivamente nel 1998, ma l'ultimo piano è chiuso addirittura dagli anni Ottanta». Ed è proprio a quel periodo che risale l'incontro tra Mannini e la contessa.
«Ci siamo conosciute perché lei mi affittò il palazzo di via della Scala, dove aveva trascorso la sua infanzia - ha spiegato la curatrice - da lì è nata un'amicizia, che poi ho coltivato negli anni. Mi ha raccontato che suo padre era un pittore conosciuto e proprio in suo onore nel 2007 ho organizzato una mostra. Ma rimase molto colpita quando sulla storia di questi tre dipinti scrissi un articolo per la rivista Arte Cristiana. E' stata sua la volontà di donare tutto al museo, che ha anche visitato».
L'immenso valore delle opere donate, i cui disegni preparatori si trovano al museo del Louvre e agli Uffizi di Firenze, deriva soprattutto dalla loro monumentalità: si tratta di tre dipinti di tre metri di altezza per due di base. Furono commissionate da Geri Spini per la cappella della villa di campagna di Peretola, detta "Il Palagio degli Spini". «E' molto raro trovare un corpus unico di dipinti di questa dimensione - ha sottolineato Mannini - anche per questo l'acquisizione ha un valore inestimabile. Personalmente sono molto soddisfatta perché il museo non aveva questi due autori in collezione». Oltre al nucleo del tardo Cinquecento donato al Comune di Prato il lascito comprende anche altri tre quadri (il Ritratto della nonna, attribuibile a Michele Gordigiani, del 1872; Il ritratto della madre Alba Brunelli in Riblet, eseguito dal padre nel 1905, e l'autoritratto del padre dipinto nel 1900) e alcuni mobili.
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