Il Tirreno

Prato

Via Oste, dieci negozi chiusi in due anni

di Alessadro Pattume
Via Oste, dieci negozi chiusi in due anni

Pochi affari e lento spopolamento. I commercianti: «La frazione sempre più desolata e le banche rifiutano di aiutarci»

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MONTEMURLO. Il commercio di Oste è talmente in crisi che anche il distributore automatico di piazza Amendola è in rimessa. Così si spegne l'economia della frazione industriale di Montemurlo, alle prese con l'indifferenza delle banche e con il lento spopolamento causato dalla mancanza di lavoro.

Dieci negozi in due anni. Lo "Speedy market" di piazza Amendola venne aperto un anno fa sull'onda del successo dei suoi omologhi pratesi, come quello frequentatissimo di piazza Duomo. «Purtroppo da qualche tempo a questa parte è tutto fermo, si va in rimessa - spiega la titolare, che non vuole rivelare il proprio nome - e io comincio a pensare di spostare l'attività». A Oste, l'ultimo negozio a chiudere i battenti è stata la gelateria all'angolo tra piazza Amendola e via Oste, la strada principale della frazione, su cui adesso s'affacciano decine di cartelli "affittasi" e "vendesi".

In piazza Amendola, lo scorso anno, s'è spostato invece il frutta e verdura "La Bussola". «Non chiudiamo solo perchè non sapremo cosa altro fare - si lamenta il titolare Raffaele Cristofaro - da qualche tempo ci siamo spostati in piazza Amendola ma nonostante il nostro affitto sia inferiore del precedente non riusciamo a coprire le spese. Sopravviviamo».

A Oste è tutto fermo e a confermarlo con amarezza c'è pure chi aveva fiutato l'affare dei distributori automatici. «E' il primo negozio che ho e devo dire che in questo periodo non va bene niente - racconta la titolare - prima fornivo alimenti, prodotti parafarmaceutici e molto altro: adesso solo la cioccolata funziona e solo di pomeriggio: è tutto fermo, non va più nemmeno il caffè».

Le banche. «Se le banche non tornano ad allentare le cinghie tra qualche tempo nessuno saprà più come fare». Così spiega la situazione Rolando Colzi, che insieme alla moglie e al figlio Emanuele, responsabile montemurlese dell'Unione commercianti, gestisce l'omonima mesticheria di via Oste. «Vado nella banca di cui mi sono sempre servito e mi sento rispondere che di finanziamenti non se ne parla - aggiunge - come se fossi uno sconosciuto. E' un atteggiamento che azzera completamente le nostre possibilità di sopravvivenza». Le conseguenze si contano dando un'occhiata alla strada principale della frazione. «A Oste è cambiato tutto ed è uno stillicidio di negozi che chiudono: prima il macellaio, poi quello dell'abbigliamento per bambini, poi i leasing e così via - racconta Colzi - altri invece se ne sono andati via da Oste: a Montemurlo e a Prato. Ci credo poi che le aziende di Prato preferiscono Montemurlo: un capannone qui costa 400 euro al metro: chi non lo comprerebbe?».

Oste si spegne. L'altra faccia della medaglia si chiama spopolamento. Chiuse le fabbriche, quelle grandi ma anche quelle piccole, non c'è più alcun motivo di rimanere ad Oste. L'operaio si sposta dove c'è il lavoro e per chi resta come i commercianti, se ne vanno anche i clienti abituali e le prospettive di incasso diminuiscono. «Io sono nato e cresciuto ad Oste - spiega Rolando Colzi - ma la piazza è spenta e i giovani che vogliono comprarsi una casa non guardano più qui, dove una volta c'erano le fabbriche e il lavoro: preferiscono andare a Montale o ad Agliana». Una desolazione che è sotto gli occhi di tutti i commercianti della zona. «Stiamo pensando ad un ulteriore ridimensionamento se non addirittura ad una cessione - ammettono all'"office center" Ticci - siamo aperti ad Oste dal 1978 e la nostra ragione d'essere erano le aziende della Provincia. Ma le aziende se ne sono andate, noi abbiamo ridotto il personale e l'assortimento, ma è da troppo tempo che sopportiamo la situazione e ci siamo stancati di provare questo vano otttimismo. Oste si spegne, il giro si riduce e il piccolo paese diventa sempre più desolato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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