Il dolore
Se il precariato diventa un rompicapo
Allo sportello degli atipici aperto dalla Cgil, oltre 200 iscritti. Tra le tante storie c’è anche il part time che fa sognare
PRATO. L'ultimo rompicapo da lavoro precario che si trova fra le mani Giovanni Santi, responsabile del Nidil Cgil (il sindacato degli atipici), potrebbe essere da letteratura. Ventisette anni, pratese, a gennaio ha girato per una settimana la Toscana per vendere servizi per conto di un'agenzia collegata a una nota compagnia telefonica: deve ancora riscuotere 200 euro ma intanto lui ce ne ha rimesso 300 per l'anticipo di quelle spese (benzina) che l'azienda deve ancora rimborsargli.
L'identikit dell'ultimo utente che ha bussato allo sportello degli atipici della Camera del lavoro (quasi 200 iscritti e 600 disoccupati che vi gravitano intorno) svela una delle tante trappole del lavoro atipico anche a Prato, come l'abuso delle collaborazioni occasionali. «In quel caso infatti non c'era nessun contratto, solo una prestazione occasionale. Ultimamente arrivano allo sportello tanti lavoratori che fanno fatica a riscuotere 200-300 euro. Le insidie maggiori si nascondono nelle realtà dei piccoli call center, nelle vendite porta a porta e nelle promozioni».
Storie come quelle del lavoratore che ha prosciugato il portafoglio per aver anticipato gli scontrini della benzina hanno fatto capolino ai piedi della Carovana del lavoro precario, approdata sotto il loggiato della Cgil di piazza Mercatale. Un'iniziativa sindacale regionale per dare voce a quella fascia di precariato spesso silenziosa, per la quale il limite d'età non conta, proprio mentre a livello nazionale si discute riforma del lavoro.
Cecilia, da Prato all'Andalusia
I raggi del sole di Malaga, nel cuore della terra andalusa, l'aspettano ad aprile quando riprenderà la stagione turistica. E lei, la 24enne Cecilia Marasco che a settembre scorso ha fatto fagotto e mollato tutto a Prato, tornerà a lavorare laggiù come guida turistica. Non che in Spagna non faccia la precaria. «Ma gli spagnoli sono gli unici ad aver risposto mentre spedivo curricula a centinaia. Su internet cercavano una guida turistica a Siviglia e io mi sono buttata. Dopo il liceo linguistico, mi sono sempre arrangiata: ho fatto la cameriera, la barista, la telefonista e la baby sitter. Per fare un mestiere che mi piace sono stata però costretta all'estero. Nessun posto fisso, anche in Spagna la guida turistica è un lavoro stagionale».
A casa sognando il part time
Antonietta Lastri non è più precaria. Lo era, da impiegata all'Inps di Prato come lavoratrice in somministrazione (si chiamano così gli ex interinali). Ma ad aprile 2011, al rientro della maternità ad aprile, insieme ad altri 14 colleghi e colleghe, questa giovane mamma ha ricevuto una doccia fredda. Tutti a casa, a causa del mancato rinnovo del contratto. Anche Antonietta, dunque. Le ultime briciole dell'indennità di disoccupazione ordinaria le spettavano fino a due mesi fa. «Con un bimbo piccolo cerco un part time ma non trovo niente. Ho fatto il giro di tutte le agenzie, mando una media di 50 curricula al giorno. Ormai è quasi un anno che non lavoro».
A Caterina l'indeterminato
Sembrava difficile, anzi impossibile per i tempi che corrono. Eppure la 22enne Caterina Carlesi, operatrice educativa presso una cooperativa sociale pratese, dopo tre anni di contratti a termine che la tenevano impegnata da settembre fino a giugno di ogni anno (il periodo della scuola), ha ottenuto la stabilizzazione grazie a una trattativa sindacale condotta dalla Funzione pubblica della Cgil che ha rappresentato le istanze della lavoratrice. Nessun contenzioso, alla cooperativa è stata prospettata la possibilità di usufruire di finanziamenti regionali. E Caterina è una che si è fatta sempre sentire. «Ho sì un indeterminato ma lavoro solo 23 ore settimanali per circa 700 euro al mese. E in più sono socia lavoratrice, tutti i mesi devo versare una quota alla cooperativa. Nel mio caso avevo tutti i diritti per chiedere un indeterminato. Ho sempre dato l'anima a questo lavoro. Ogni estate, stavo con il magone allo stomaco per il timore di non essere richiamata a settembre».
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