Il Tirreno

Prato

Quando la chitarra diventa orchestra

di Miriam Monteleone

Il musicista sardo Paolo Angeli, per la prima volta in concerto a Prato, sul palco del Ridotto del Politeama

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PRATO. Sul palco Paolo Angeli e la sua chitarra-orchestra a 18 corde, sono una cosa sola e, quando lui la suona, al pubblico sembra davvero di assistere all'esibizione di una vera orchestra. Il musicista sardo, residente a Barcellona, grande talento del free jazz, martedì sera è salito sul palco nel Ridotto del Politeama per un concerto che non ha tradito le attese.

La tappa pratese faceva parte di una mini tournèe, che l'artista ha realizzato per "rodare" i pezzi di un nuovo progetto da solista. Il suo prossimo album uscirà alla fine del 2012. Ha suonato e registrato per Radio Rai Tre, Radio Rai due, BBC 3, NPR e si esibisce nei festival, teatri, gallerie, avant-jazz club di Europa, Canada, Stati Uniti, Russia e Brasile. Il costo del biglietto è di 7 euro, info: 0574 603758.

Partiamo dal concerto. Che cosa ha proposto al pubblico? «Il concerto è stato una specie di compendio della mia attività da solista. In più diciamo che ho usato il pubblico come tester, per rodare i pezzi, a cui sto lavorando per il mio ultimo progetto. Il nuovo disco è in fìeri, cambia giorno giorno. Ancora non ho deciso il titolo, ma lo scheletro del disco è già pronto. E' un progetto musicale che unisce un po' l'atmosfera delle due sponde del Mediterraneo; l'Occidente e l'Oriente. Lo inciderò prima dell'estate, uscirà entro l'anno».

Grazie alla tua chitarra a 18 corde sei riuscito a crearti una cifra musicale tutta tua, anche se spesso molti faticano a definire la tua musica….

«La mia musica nasce come incrocio di generi. Io mi sono formato con la musica sarda, studiando poi il jazz e il free jazz soprattutto. Attualmente sto lavorando molto sulla musica del Senegal, del Pakistan e quella spagnola e mi sto anche appassionando al flamenco. Da qualche anno mi sono trasferito a Barcellona. Nel barrio dove vivo io, dalle finestre si sentono arrivare in strada tante musiche. Diciamo che mi ispiro un po' a questo quando compongo, all'idea di un'orchestra polifonica che è poi quello che cerco di creare con il mio strumento».

Parliamo della tua famosa chitarra, unica nel suo genere. Ci racconti come sei riuscito a realizzarla?

«La chitarra come la vedete oggi a 18 corde è frutto del lavoro di 15 anni. Sono riuscito a realizzarla grazie a una bottega sarda che mi ha aiutato a collaudare le parti tecniche dello strumento. Prima era una chitarra sarda a sei corde, a cui poi sono stati aggiunti i martelletti come il pianoforte. La chitarra adesso si suona come un organo, grazie anche a delle corde trasversali che ho aggiunto successivamente. L'idea di base era quella di realizzare uno strumento orchestrale, cosa che sono riuscito a fare».

E' la prima volta che suoni a Prato?

«Conosco più Firenze che Prato. L'anno scorso ho fatto una master class alla Monach University, ma questo al Politeama è stato il primo vero concerto pratese. Ho sentito parlare molto bene del salotto musicale del Ridotto e poi sono amico di Mirko Guerrini, che ho conosciuto in occasione di una puntata del Dottor Djembe alla Rai. Ci siamo divertiti da matti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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