Il dolore
«Per noi era un’operazione sicura»
Il gruppo di investitori pratesi acquistò il complesso con progetti approvati e il nullaosta della Soprintendenza ottenuto
PRATO. Una storia disgraziata, quella della Fattoria Medicea e infinitamente lunga. Di progetti per restaurare il complesso si parla dagli anni Ottanta. Ma la svolta è del Duemila. Precisamente quando il complesso passa di mano dalla società Agrifina alla Fattoria Medicea srl che riunisce alcuni big del settore immobiliare: il 60% è della Re Sole di Stefano Biagini, Alberto Agostini, David Andreini e Tramil spa, società della famiglia Miliotti, il 40% è della Pirelli Re (Moratti, Tronchetti Provera). Il passaggio avviene nel 2006 ed ha un costo di 17milioni 700mila euro.
I nuovi proprietari comprano “chiavi in mano”: con progetti già approvati e anche con il nullaosta della Soprintendenza (arrivato nel 2004) per trasformare la fattoria in una struttura ricettiva e residenziale (nella parte storica la creazione di un’ottantina di residence, nella parte più nuova, datata 1929, una ventina di abitazione, poi comparto ristorazione e una spa). «Per noi era un’operazione sicura». E’ grande l’amarezza del gruppo di investitori pratesi che per far decollare la nuova fattoria aveva stretto accordati anche con il golf le Pavoniere.
I problemi iniziano con l’esposto che Lega Ambiente e Italia Nostra inviano alla procura della Repubblica per denunciare la trasformazione giudicata impropria di un edificio storico. Passano un paio di anni e scattano i sigilli: il 14 luglio del 2008 il cantiere, già in stato avanzato, viene bloccato. Parte degli edifici, però, sono già stati scoperchiati per restaurare il tetto e le impalcature ormai avvolgono sia la parte storica sia quelle recente.
Secondo la magistratura - l’inchiesta va in mano alla sostituta Laura Canovai, provvedimento firmato dal gip Anna Maria Fedelino - nel caso delle Cascine sarebbe stato stravolto il concetto di conservazione che, pur declinato attraverso opere di ripristino, avrebbe dovuto mantenere la struttura «il più possibile invariata».
Particolare la posizione della Fattoria Medicea srl: «Noi- spiegano - siamo terzi in buona fede, ovvero avendo acquistato progetti già approvati e permessi già ottenuti non abbiamo alcun potere di intervento. Abbiamo messo soldi, chiesto il dissequestro non ottenendolo, ed ora aspettiamo». Due i rammarichi: «Non riusciamo a capire come si possa mandare al macero un bene così prezioso per la città e come si faccia a non capire che l’intervento avrebbe portato alla città almeno duecento posti di lavoro». Una proposta la srl la fece anche al Comune: «Di entrare in società ad un prezzo scontato. Avremmo modificato il progetto rendendone una parte a uso pubblico. Sono due anni e aspettiamo ancora una risposta».
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