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Prato

Dormitori abusivi, chi non sa non rischia

Dormitori abusivi, chi non sa non rischia

Ex Fedora, assolta la proprietaria dell’immobile: ha detto di essere all’oscuro delle irregolarità. E non è un caso isolato

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PRATO. I proprietari italiani che affittano gli stanzoni ai cinesi possono non sapere che all’interno dei locali vengono realizzati dormitori abusivi? Tutti lo sanno, ma un conto è affermarlo in un dibattito, altro conto è dimostrarlo davanti a un giudice. Per questo ieri Piera Nardi, titolare dell’immobiliare ArNa e sorella dell’imprenditore Piero Nardi (titolare del Lanificio Fedora), è stata assolta dall’accusa di aver favorito gli abusi edilizi realizzati da alcuni confezionisti cinesi nell’ex sede del lanificio, in via di Gello.Condannati invece i sette confezionisti che avevano costruito i dormitori (Wu Maojie, Wang Caili, Liu Jishou, Chen Zifang, Zheng Yuezhen, Yang Jin Wu e Huang Liyi, difesi da Michele Nigro e Diego Capano): due mesi e 10.000 euro di ammenda, pena sospesa.Durante il processo l’imputata italiana, difesa da Ugo Fanti, aveva sostenuto di aver sempre riscosso l’affitto senza entrare nei locali affittati ai cinesi, e dunque di non sapere che cosa ci facevano all’interno. Per il pubblico ministero Giuseppe Ledda questo è bastato per chiedere l’assoluzione, tesi poi accettata dal giudice monocratico Monica Magi.

Una sentenza che sarà letta con attenzione dalle centinaia di proprietari italiani che affittano fondi ai cinesi. Quattro anni fa, infatti, fu annunciato dall’allora giunta di centrosinistra, dalla Procura e dalla polizia municipale che anche i proprietari italiani sarebbero stati processati quando, al secondo controllo negli stanzoni dati in affitto ai cinesi, fossero state trovate irregolarità. Una politica poi sposata dalla giunta di centrodestra e dall’assessore alla Sicurezza Aldo Milone. Ma che si scontra con la realtà dei fatti. La sentenza di ieri, infatti, non è un caso isolato. Già in altre occasioni processi simili sono finiti con la condanna dei confezionisti cinesi e l’assoluzione dei proprietari italiani.

Al netto delle dichiarazioni di principio, resta ben poco di concreto. Perché spesso è difficile, se non impossibile, riscuotere le sanzioni pecuniarie comminate ai cinesi, e gli italiani, come dimostra il processo di ieri, non rischiano la condanna se riescono a dimostrare di non sapere quello che accade negli stanzoni.

Il primo controllo all’ex Fedora di via di Gello risale al gennaio 2008 (25 clandestini cinesi in sei confezioni, dormitori abusivi ovunque). La proprietà fu avvertita, ma al secondo controllo (luglio 2008) fu trovata la medesima situazione, tanto che l’allora sindaco Marco Romagnoli bacchettò pubblicamente Piero Nardi, che aveva avuto un trattamento di favore per il trasferimento nella nuova sede, aveva licenziato e poi affittava ai cinesi senza curarsi di quello che avveniva all’interno dell’ex Fedora.

Paolo Nencioni

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