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Prato

Toscana economia

Ultimi tempi di crisi, a settembre si riparte

di Ilenia Reali
Ultimi tempi di crisi, a settembre si riparte

E dall’analisi dei bilanci del 2010 emerge che le aziende tessili sono pronte, più capitalizzate e perfino in utile. Il 30% è considerata addirittura vincente

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PRATO. Tempo ancora qualche mese e il panorama del distretto tessile sarà meno rarefatto. E la situazione economica cittadina sarà più a fuoco, più facilmente decifrabile. Il vice presidente dell’Unione industriale Vincenzo Cangioli ha già avviato il conto alla rovescia: «A settembre dovremo ripartire superando la brusca frenata che ci ha praticamente fermati dallo scorso settembre, per dodici mesi».

Ultimi mesi di crisi. Per Cangioli, studi di economia negli StatiUniti e uno tra i leader più influenti degli industriali del nostro distretto ormai è certo si possa dire che «le aziende pratesi hanno retto bene alla crisi» e che entro la seconda metà dell’anno si potrà cambiare marcia. E in particolar modo coloro che lavorano meno con il mercato interno e quindi hanno una maggiore vocazione per i mercati esteri. A provarlo i bilanci del 2010 delle società di capitali la cui analisi è stata presentata ieri nella sede di Palazzo dell’Industria. Con Cangioli c’erano il collega Carlo Longo, presidente della Camera di commercio, e Francesco Giunta, professore ordinario di analisi di bilancio e presidente della facoltà di economia dell’Università di Firenze.

Imprese più capitalizzate. Una lettura un po’ datata - anche se l’ultima possibile - che aiuta però più che mai a capire come si presenteranno le aziende pratesi ai nastri di partenza della corsa della ripresa. Per il professor Giunta che ha analizzato la situazione, con la collega Laura Bini, Prato dovrebbe essere pronta. La crisi infatti ha innescato dei cambiamenti nelle aziende della filiera rendendole meno docili negli anni horribilis appena trascorsi (almeno rispetto alle imprese degli altri distretti a vocazione tessile) e trasformate nella loro struttura. Oggi,

tra i cambiamenti più evidenti c’è infatti una generale ricapitalizzazione delle imprese, un indebitamento verso le banche non pesante, una razionalizzazione e un processo di ridimensionamento pressoché concluso.

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