Il Tirreno

Prato

Auto di lusso nei piazzali. I pratesi temono il fisco

di Giovanni Ciattini
Auto di lusso nei piazzali. I pratesi temono il fisco

In crescita il fenomeno delle vendite di modelli sopra i 3mila di cilindrata ma per trovare acquirenti, a prezzi superscontati, occorre andare all’estero

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PRATO. Potete chiamarlo “effetto Cortina”. E’ la tendenza, in costante aumento, che porta a disfarsi della proprio auto di lusso per timore di incappare nelle maglie dell’Agenzia delle Entrate. E anche i pratesi, non sono immuni a questa sindrome che si manifesta con l’impellente desiderio di disfarsi (anche rimettendoci un bel po’ di soldi) di quello status symbol che fino all’altro giorno si faceva di tutto per ostentare al massimo.

Un passo indietro. Ricordate Cortina dei primi di gennaio? Vennero controllate le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di grossa cilindrata: su 133 intestata a persone fisiche 42 appartenevano a cittadini che avevano dichiarato 30mila euro lordi di reddito sia nel 2009 sia nel 2010. 118 di queste auto risultavano intestate a società che sia nel 2009 che nel 2010 avevano dichiarato in 19 casi di essere in perdita, in 37 casi avevano dichiarato meno di 50mila euro lordi. Insomma, entrate ridotte a fronte di esborsi da capogiro per una Bmw, una Porsche Cayenne, una Mercedes, per non parlare di Maserati o Ferrari, o della vasta gamma di Suv (scegliete voi il modello).

A spaventare, spiegano i concessionari pratesi, non è tanto la stangata del superbollo (che con l’addizionale sui veicoli più potenti può arrivare anche ai cinquemila euro) ma proprio viaggiare su una vettura sulla quale sembra essere piazzato un megafono che urla: «Volete vedere la mia denuncia dei redditi?». Un guanto di sfida agli uomini di Attilo Befera (direttore dell’Agenzia delle entrate) che sempre meno automobilisti si sentono in grado di gettare.

Di questo ne è convinto ad esempio Fabrizio Pagliai della concessionaria Audi di via Galcianese. «Dallo scorso novembre è cominciato il via vai di persone che ci chiedevano di mettere in vendita le loro auto: Mercedes, Bmw, o anche Audi A6 o A7 (prezz intorno ai 60mila euro). Vendere per acquistare auto sotto i 3mila di cilindrata, magari non proprio economiche, come l’Audi Q5 o Q3 (un Suv piccolo il cui prezzo oscilla intorno ai 52.000 euro). Il problema - prosegue Pagliai - è che non è facile vendere in Italia auto usate di fascia alta. Non c’è mercato. Bisogna venderle all’estero: Germania, Belgio, paesi dell’Est, pronti ad accettare una riduzione del prezzo del 40-50%». E di clienti che si fanno avanti per disfarsi della loro auto, ci assicura, se ne presentano anche due o tre al giorno. Anche alla concessionaria 4 M automobili di via dei Palli è la stessa musica. «Una Mercedes ML, valore 45 mila euro, è stata venduta in Serbia a 30mila euro - spiega Paolo Santini - una Corvette è scesa da 38 a 25mila euro, e solo perché è stata venduta in Germania».

Da Birindelli, concessionario Bmw di via Galcianese, fanno risalire il fenomeno già alla fine dell’estate scorsa, ben prima di Monti, insomma. «Si vede che la gente aveva già annusato qualcosa nell’aria - commenta Alessandro Papini, responsabile vendite - basta girare per vedere piazzali pieni. Noi abbiamo Jeep e Suv in cerca di acquirenti. Accettiamo usato solo da chi acquista nostri modelli: chi cede un’auto oltre i 3mila spesso si orienta su una 520 o una X3». E’ bene sapere, ma chi si muove in tal senso lo sa già, che il prezzo del proprio usato scende del 30-35%.

Alla concessionaria Jeep di via Valentini tira un’aria un po’ diversa. «I nostri clienti - chiarisce Fabio Lenzi - sono tutte persone che hanno un rapporto giusto col fisco. Sì, certo, magari ricorrono a finanziamenti come il 90% della clientela fa oggi, ma hanno le spalle più che coperte».

Insomma, chi possiede una Jeep Grand Cherokee, da listino sopra i 60mila euro, significa che davvero se lo può permettere. E se incrocia un’auto delle Fiamme Gialle, non si sente correre brividi gelidi lungo la schiena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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