Un successo la passeggiata per salvare Pizzidimonte
La raccolta di firme per il ripristino ambientale ha toccato quota 1.400 Franceschini: «Abbiamo raggiunto un numero impressionante di adesioni»
PRATO. Davanti agli occhi un panorama mozza fiato, sotto i piedi una discarica fatta di materiale di fonderia calcinaci che rendono la cava di Pizzidimonte una potenziale bomba a rischio frana e idrogeologico. La passeggiata di protesta contro il progetto di realizzare case popolari tra via Bresci e Via XXX novembre e quello di ripristino ambientale all' ex cava di Pizzidimonte, si è trasformata in una camminata informativa a cui hanno partecipato un centinaio di persone. Nell'occasione è stata anche chiusa la petizione popolare degli abitanti della Querce e Pizzidimonte arrivata a 1400 firme.
«Un risultato sorprendente - spiega Mauro Franceschini - in una settimana abbiamo raggiunto un numero impressionate di adesioni, basta pensare che i tre seggi elettorali della zona, comprendendo anche Gonfienti, contano 2500 elettori».
Lunedì le liste verranno depositate in Prefettura in attesa di un incontro con l'assessore Cenni. «Abbiamo comprato casa in questa zona - spiega Elena - perché era tranquilla e a misura di famiglia, se verrà aperta la cava l'aria sarà irrespirabile e il traffico insopportabile. Sono anche preoccupata per le possibili infiltrazioni di materiale tossico nella falda da cui pesca l'acquedotto». Anche Alessandro Bartolozzi è preoccupato per il futuro della zona: «Oltre al traffico- spiega - c'è il rischio che la cava possa franare e quindi travolgere le abitazioni sottostanti».
Oltre ai problemi ambientali c'è anche quello delle case popolari. «Il terreno che doveva essere utilizzato per la scuola- spiega Paolo Alongi - viene destinato alle case popolari, così io che ho due bambini piccoli sono costretto a portali in viale Montegrappa». Sulla stessa scia anche un altro abitante della zona. «Servono più servizi, la popolazione è aumentata ci sono molte famiglie giovani che hanno bisogno di scuole materne e nidi». Non solo i piccoli, ma anche gli anziani, come Nello Sarti chiedono maggiore attenzione.
La passeggiata ha avuto come guida Mauro Franceschini che, passo dopo passo, ha spiegato perché il progetto di recupero della cava non è assolutamente accettabile. «Su questa cava - spiega - erano stati fatti due progetti importanti di riempimento, legati uno alla galleria del Colle di Benetton, l'altra alla tranvia di Domenici, entrambi avrebbero dovuto riempire la cava con materiale uguale a quello d'origine, creando di fatto una barriera solida, ma Benetton dopo aver fatto una trentina di carotaggi, ha visto che sotto il terreno era pieno di detriti, anche quelli derivato dalle fonderie che non avrebbe mai permesso alla pietra di ricompattarsi, sarebbe stato necessario un piano di bonifica troppo costoso. Così il progetto è naufragato».
Stessa sorte per quello di Domenici, che con la vincita di Renzi ha visto svanire la tranvia fino a piazza del Duomo. Secondo Franceschini tra la giunta Romagnoli e quella di Domenici c'era un accordo per cui a Prato oltre al materiale sarebbero arrivati anche 900 milioni per risistemare via Firenze. Progetti sfumati, ma la cava è rimasta e l'idea della giunta Cenni è di riaprirla utilizzando anche un frantoio. Visitando la cava si vedono anche dei veri e propri scempi che hanno reso la struttura pericolante; cumuli di depositi abbondonati e soprattutto l'asportazione di un cordolo di alberese che aveva la funzione di contenimento in caso di frana.
Alessandra Agrati
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