Il Tirreno

Prato

La gualchiera dimenticata un gioiello dentro la città

di Ilenia Reali
La gualchiera dimenticata un gioiello dentro la città

E’ una piccolissima fabbrica del Comune. Dentro ci sono ancora i macchinari Le ragnatele l’avvolgono in un abbraccio e sembra inutilizzata da tempo

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PRATO. Se fosse un gioiello sarebbe un anello di fidanzamento con un brillante. Niente di sfarzoso ma un gioiello fatto a mano. La Gualchiera di Coiano, o mulino Naldini, è infatti un insediamento produttivo piccolissimo incastonato in mezzo alle case. Siamo dietro il viale Galilei, alle spalle ci sono i monti della Calvana. Ma nel suo piccolo sembra raccontare la storia di una Prato che non c’è più. Una casa colonica con il classico stanzoncino ricavato a lato. Dall’esterno sembra anche ben conservato. Un cartello racconta la sua storia. Stiamo parlando di un mulino risalente all’anno 1180. E’ nel Cinquecento che vi si comincia a tingere i panni con colori di bassa qualità. Gli orti sociali sul retro, il giardino ben tenuto parte e finestre ben sigillate con i lucchetti e una rete di recinzione, quasi attaccata all’edificio, dove ormai sono cresciuti gli arbusti. Per sbirciare dentro bisogna faticare un po’. Dentro è come se tutto si fosse fermato al momento in cui chi ci lavorava ha chiuso la porta e se n’è andato. Le ragnatele sembrano veli che incorniciano tutti i macchinari. Il tetto non sembra in buone condizioni. L’edificio, di proprietà del Comune, del resto, sembra inutilizzato da tempo. Basterebbe una spolverata e qualche ritocco per trasformarlo in un laboratorio, in un museo del tessile. In un gioiello della cultura pratese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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