Sicurezza
La gualchiera dimenticata un gioiello dentro la città
E’ una piccolissima fabbrica del Comune. Dentro ci sono ancora i macchinari Le ragnatele l’avvolgono in un abbraccio e sembra inutilizzata da tempo
PRATO. Se fosse un gioiello sarebbe un anello di fidanzamento con un brillante. Niente di sfarzoso ma un gioiello fatto a mano. La Gualchiera di Coiano, o mulino Naldini, è infatti un insediamento produttivo piccolissimo incastonato in mezzo alle case. Siamo dietro il viale Galilei, alle spalle ci sono i monti della Calvana. Ma nel suo piccolo sembra raccontare la storia di una Prato che non c’è più. Una casa colonica con il classico stanzoncino ricavato a lato. Dall’esterno sembra anche ben conservato. Un cartello racconta la sua storia. Stiamo parlando di un mulino risalente all’anno 1180. E’ nel Cinquecento che vi si comincia a tingere i panni con colori di bassa qualità. Gli orti sociali sul retro, il giardino ben tenuto parte e finestre ben sigillate con i lucchetti e una rete di recinzione, quasi attaccata all’edificio, dove ormai sono cresciuti gli arbusti. Per sbirciare dentro bisogna faticare un po’. Dentro è come se tutto si fosse fermato al momento in cui chi ci lavorava ha chiuso la porta e se n’è andato. Le ragnatele sembrano veli che incorniciano tutti i macchinari. Il tetto non sembra in buone condizioni. L’edificio, di proprietà del Comune, del resto, sembra inutilizzato da tempo. Basterebbe una spolverata e qualche ritocco per trasformarlo in un laboratorio, in un museo del tessile. In un gioiello della cultura pratese.
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