Gioco
L’anima del rocker il fascino del maledetto
L’attore pratese sarà il protagonista del film “I più grandi di tutti” di Virzì Con i “Malafunk” ha inciso quattro album, l’ultimo nel 2007, “Randagi”
PRATO. Marco Cocci è un pratese che ha fatto strada. Uno che ha collaborato con numerosi artisti e attori, è stato a Sanremo, ha lavorato per Mtv e a breve sarà di nuovo sul grande schermo nell'ultimo film di Carlo Virzì: "I più grandi di tutti". Eppure nell'immaginario comune, per molti è ancora il "rasta" interprete del film "Ovosodo".
Un musicista di talento, che anche lavorando per la tv, non ha perso il fascino maledetto, di quando era il leader dei Malfunk. Di acqua da allora ne è passata molta sotto i ponti, Marco oggi vive a Roma e di tanto in tanto fa capolino in città, dove abita ancora la sua famiglia.
Quando era adolescente, era un musicista irrequieto, che non si perdeva un concerto o un contest in città. Con i Malfunk Cocci - ricordiamolo- ha inciso quattro album: "Tempi supplementari" (1996), "Malfunk" (1998), "Dentro" (2003) e "Randagi " (2007). Album inframezzati dalle partecipazioni a indimenticabili pellicole italiane, serie televisive e dalla conduzione di programmi televisivi.
S.Francesco eCencio’s club
«Io a Prato ci sono rimasto più o meno fino al 1996, poi ho vissuto a Carmignano, Firenze e adesso abito a Roma. Ai tempi miei c'erano le compagnie e i punti di ritrovo. Non si comunicava come oggi sulle chat e con i cellulari. Si andava "in compagnia" diretti, sicuri che tanto si trovava sempre qualcuno. Piazza San Francesco era uno di questi posti, sotto l'obelisco, poi c'erano il bar della Lazzi, il bar Magnolfi e la Farinaccia. Io alle superiori ho fatto il Gramsci Keynes e avendo il pallino della musica, non mi perdevo un concerto e l'adrenalina andava a mille. I tempi d'oro del Cencio's insomma, da quando l'aprirono in via dei Saponai a quando si trasferì al Macrolotto, io non mi sono perso una stagione».
Il centro storico
Marco Cocci abitava nei pressi del Duomo. E le sue abitudini erano un po' diverse da quelle dei ragazzi di oggi.
«Quando mi capita di tornare a Prato, devo ammettere che di ragazzi in giro, non ne vedo più tanti. Si, sarà che oggi ci sono i social network e le amicizie sono virtuali, ma è un gran peccato non vivere la città e i suoi spazi. Io ero sempre fuori, a casa ci tornavo giusto a dormire. Si iniziava la serata a Prato e poi si finiva a Firenze. Avevo tante compagnie: quella di San Francesco, quella del Gelataio di via Ferrucci, quella della Sacra Famiglia. Si andava sempre in Calvana a stravaccarsi da qualche parte. E poi abitando in centro, uscivo dopo mangiato per fumarmi una sigaretta. Piazza Duomo era un po' il giardino di casa mia. Oggi a fare le vasche vedo soprattutto persone adulte e giovani famiglie con i passeggini e anche in giro non ci sono più i locali di una volta».
Musica, famiglia, amici
A Prato lo legano ancora la musica, la famiglia e gli amici.
«Le occasioni, gli incontri che ho fatto e il mio lavoro, mi hanno portato lontano da casa, ma i miei affetti sono ancora a Prato. Gli amici veri sono quelli con cui sono cresciuto, senza contare che ancora la mia famiglia vive lì. Anche la musica mi tiene legato alla mia città. Ho collaborato con Radio Gas tempo fa- avevo uno spazio on air tutto mio- poi per mancanza di tempo non ho più trasmesso e attualmente continuo a lavorare con musicisti pratesi. Marco Burroni ad esempio, con cui stiamo portando avanti il progetto del Trio Acustico Alcolemico. Siamo tutti toscani».
Prato città orientale
«Per anni la gente ha pensato che fossi livornese. Da quando ho interpretato "Ovosodo" mi è capitato centinaia di volte di dover rettificare, dicendo che sono di Prato. Eppure l'immagine che arriva oggi fuori della città non mi piace. Tutti puntano il dito contro i cinesi, sono troppi e non pagano le tasse. Prato è diventata la città orientale della Toscana. E nessuno si ricorda del resto: delle sue tradizioni, delle sue eccellenze e delle sue potenzialità. Non è una città piccola, ha una posizione centrale perché è vicina a Firenze e al resto della Toscana, a due passi dal mare, certo manca il lavoro, ma quello manca un po' ovunque ».
Vivere di musica
«Da ragazzo volevo a tutti i costi vivere di musica. Oggi, anche se ho fatto altre esperienze e continuo a lavorare per il cinema, non ho cambiato idea. Con il Trio Acustico Alcolemico sono tornato a fare concerti e tournée e a sentire quella bella energia di quando si sale su un palco. E' difficile da spiegare: quando sono sul set o in tv o mi chiamano a fare il testimonial per qualche campagna, lavoro. Quando sono sul palco, vivo. La musica continua ad essere un'urgenza e una passione. Quello che faccio anche nel tempo libero. Collaboro anche con i Brain of Jam per divertimento ad esempio. Sono una cover band dei Pearl Jam, io sono la voce».
Musicista in un film
A breve Marco Cocci tornerà sul grande schermo. Carlo Virzì, fratello di Paolo, lo ha scelto per interpretare un musicista nel suo ultimo film documentario "I più grandi di tutti".
«Finalmente faccio un rocker sul set- sorride-. Carlo mi ha proposto di interpretare un musicista in questo suo ultimo lavoro, una commedia che parla di rock ma anche di disoccupazione. Ho accettato subito. Molti attori "mi invidiano" quando parlo di musica, perché so cantare e sono il leader di un gruppo. Recitare e suonare non sono certo la stessa arte. Stavolta ho avuto modo di fare entrambe le cose insieme, di mettere la mia esperienza a servizio di un personaggio. Senza togliere il piacere di tornare a lavorare con attori che stimo come Claudia Pandolfi».
I miti pratesi
Per qualche appassionato di musica pratese, Marco Cocci è un mito. Sarà che sul palco se la cava bene e che il karma del trascinatore non gli manca, ma a Prato si parla spesso di lui. Per vedere se la corrispondenza è biunivoca, gli abbiamo chiesto se anche lui ha dei "miti pratesi". Ha risposto senza esitazioni.
«Francesco Nuti senza dubbio, sono sempre stato un suo grande fan. Francesco è un artista completo, un istrione, un genio, spero che possa tornare ad esercitare. E poi c'è Edoardo Nesi, con cui ho lavorato per "Fughe da Fermo", il film che ha scritto e diretto. Sono addirittura finito sul manifesto del film. Dopo quell'esperienza siamo diventati amici e io lo seguo nelle sue vicende politiche e nei suoi successi letterari. So che ha scritto un nuovo libro, dovrebbe essere uscito in questi giorni. Lo leggerò sicuramente».
Prato fucina di giovani band
«È tanto che non suono a Prato. Mi piacerebbe, ma devo ammettere che non mi sono arrivati molti inviti negli ultimi anni. So che la città deve provvedere ad altre urgenze e che purtroppo i soldi per la cultura e la musica sono quelli che sono. Frequentando Radio Gas e girando per concerti ho avuto modo di costatare che la realtà musicale è piuttosto viva. Ci sono molte giovani band, qualcuna anche valida. Peccato non valorizzarle. Oggi tutti lamentano che non ci sono soldi, la cultura e la musica ne escono penalizzate ed è difficile tirare fuori uno stipendio per chi suona in una band. A Prato come altrove. Noi del Trio abbiamo tutti più collaborazioni, mantenendo i piedi in più staffe ci garantiamo una serie di ingaggi più o meno sicuri, mentre portiamo avanti la tournèe. Chi vive di musica non può salire su un solo treno, se poi deraglia che si fa? ».
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