Il Tirreno

Prato

Con trenta punti si resta in Italia Da oggi in vigore le nuove regole

di Maria Lardara

Permessi di soggiorno: chi arriva nel nostro Paese dovrà sottoscrivere un accordo di integrazione Entro due anni gli extracomunitari dovranno studiare l’italiano, la Costituzione e pagare le tasse

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PRATO. Trenta punti per non retrocedere. Stavolta però non si tratta di giocarsi la salvezza in un campionato di calcio. I trenta punti servono per non fare i bagagli e rinunciare a un sogno di riscatto. La posta in gioco è dunque la possibilità di rimanere in Italia, accumulando quei crediti che in due anni serviranno a dimostrare la conoscenza dell'abc della lingua di Dante, i fondamenti della nostra Costituzione, oltre a essere un "virtuoso" contribuente. Da oggi chi mette piede in Italia dovrà chiedere un "permesso a punti" secondo il nuovo regolamento voluto dall'ex ministro Maroni. Una delle eredità del governo Berlusconi che cambierà la vita a molti immigrati: non sarà una passeggiata conservare quel pezzo di carta senza aver dimostrato certi requisiti maturati in due anni. I primi trenta stranieri che da lunedì prossimo busseranno alla porta dello Sportello unico per l'immigrazione - questa è media degli utenti settimanali a Prato - per chiedere il rilascio del permesso (valido per almeno un anno) dovranno sottoscrivere l'accordo di integrazione, ovvero un impegno con lo Stato che impone loro di fare fede a certi obblighi. «La novità riguarda solo chi dal 10 marzo entra in Italia avendo ottenuto il nulla osta nell'ambito della procedura flussi o dei ricongiungimenti familiari», chiarisce Daniele Colbertaldo, dirigente immigrazione della Prefettura pratese.

16 crediti per partire. Niente permesso a punti per i giovanissimi (meno di 16 anni) e gli anziani che varcano le nostre frontiere (oltre 65 anni). Tradotto in ben 19 lingue, l'accordo d'integrazione fra straniero e Stato assegna 16 crediti come punto di partenza. Il traguardo dei trenta punti sarà tagliato nell'arco del biennio successivo e, superato questo step, sarà la Prefettura stessa a verificare quanto lo straniero abbia fatto fede agli accordi. Insomma, patti chiari, permanenza lunga.

Integrazione a punti? Non basta pronunciarlo appena. Serve che la conoscenza del vocabolario italiano sia certificata con tanto d'esame, raccomandando così la frequenza di corsi d'italiano (livello A2). I doveri non finiscono qui. Gli stranieri devono anche andare a lezione di educazione civica. Entro 90 giorni dalla sottoscrizione dell'accordo, sarà compito della Prefettura organizzare delle sessioni (gratuite) di cinque ore sulla Costituzione. E se uno si scorda di andare a lezione, non maturerà punti. Lo straniero dovrà anche essere in regola con le tasse versate. «A un mese dalla scadenza dell'accordo d'integrazione avvieremo delle verifiche. Il collegamento con gli altri soggetti preposti sul territorio come agenzia delle entrate e Inps, dovrebbero agevolarci nella verifica degli obblighi fiscali e contributivi. E comunque - chiarisce Colbertaldo - la mancanza dei trenta punti non comporta la revoca del permesso: in quel caso l'accordo potrà essere prorogato». L'espulsione, insomma, sarebbe l'ultima spiaggia. Addio ai punti per rimanere in Italia (che vengono decurtati) se pendono condanne penali o sanzioni pecunarie di almeno 10mila euro. Per il dirigente Colbertaldo, «si tratta di un'occasione di integrazione, in linea con quanto avviene nel resto dei paesi d'Europa».

In mille per la carta. Certi esami non finiscono mai. Mentre entra in vigore il permesso a punti, nel 2011 a Prato quasi un migliaio di cittadini stranieri ha sostenuto i test d'italiano al Ctp di via San Silvestro (alle scuole Mazzoni), coordinati dalla Prefettura. Immigrati interessati a tenere in tasca la carta di soggiorno, o meglio il permesso di lunga durata che richiede una permanenza minima di cinque anni in Italia. La percentuale dei promossi supera il 95%, con un risultato che ha sorpreso positivamente la stessa Prefettura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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