Sicurezza
«Vorrei che in questa città si vivesse senza ghetti»
PRATO. Stefano Hu è uno studente di origine cinese del liceo Livi.Francesco Ara è pratese e frequenta il Dagomari.Due coetanei che sono diventati il simbolo della visita di ieri del ministro Riccardi....
PRATO. Stefano Hu è uno studente di origine cinese del liceo Livi.Francesco Ara è pratese e frequenta il Dagomari.Due coetanei che sono diventati il simbolo della visita di ieri del ministro Riccardi. L’uno, l’italiano, preso dall’emozione, ha usato la parola amalgamazione (concetto utilizzato nella chimica) anzichè integrazione. Una parola che il ministro ha preso in prestito più volte per esprimere il fatto che a Prato è necessario avviare un percorso, difficile e in salita, di integrazione che deve partire proprio dalla lingua, strumento fondamentale per far parte a tutti gli effetti di un paese. « Non accontentatevi - ha detto - di conoscore la lingua solo approssimativamente, cercate di esprimervi in un italiano bello perché questa sarà la prima vera grande differenza. L’italiano è il veicolo per la costruzione del vostro futuro ed è da qui che parte anche un itinerario di vita di legalità.Perché le regole non sono un’imposizione ma l’unico modo per vivere in un clima di amicizia e di simpatia».
Stefano Hu invece ha detto qualcosa di inaspettato. Dopo un intervento in cui ha raccontato che lui preferisce frequentare amici italiani e vuol conoscere bene questo paese alla domanda del ministro: «Cosa fa tuo padre?» ha dato una risposta che ci si sarebbe aspettati dal figlio di un artigiano pratese. Sorridendo e con gli occhi a mandorla che brillavano come stelle ha risposto: «Ha chiuso la ditta, vendeva accessori, perché c’era troppa concorrenza. C’era chi vendeva a meno».
Poi Riccardi ha risposto alle domande sulla cittadinanza e sul fatto che i ragazzi devono cominciarsi a sentirsi europei. «La cittadinanza - ha commentato - è un concetto che io sento molto: ritengo sia giusto che i figli degli immigrati abbiamo il diritto di scegliere di essere italiani. Spero che in questa città si possa vivere in modo intrecciato, senza ghetti e magari sarà qui che incontrerò per la prima volta un prefetto cinese».
Una battuta sintomatica di un intimo rapporto paritario e di rispetto nei confronti delle altre etnie. Un’amicizia ricompensata dalle autorità cinese rappresentate a Prato da un rappresentante dell’ambasciata e dalla console.(i.r.)
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