Il dolore
Quando il processo muore per un cavillo
PRATO. C’erano voluti più di quattro anni per arrivare alla sentenza di primo grado, ce ne sono voluti altri tre per il processo d’appello e ora grazie a un vizio di forma il processo riparte da capo,...
PRATO. C’erano voluti più di quattro anni per arrivare alla sentenza di primo grado, ce ne sono voluti altri tre per il processo d’appello e ora grazie a un vizio di forma il processo riparte da capo, ma già si sa che non potrà essere celebrato perché tra qualche mese scatterà la prescrizione.
Non sono solo i grandi processi (vedi il caso Mills) a soccombere sotto il peso del tempo che passa. Molto più spesso capita ai piccoli processi, quelli che non fanno notizia se non quando accade un qualche colpo di scena.
In questo caso si parla di un processo per evasione dagli arresti domiciliari che vedeva imputata una donna pratese di 47 anni, Sabrina Zanotti.
Il 1° gennaio del 2005 la donna, che avrebbe dovuto stare agli arresti domiciliari per reati di droga commessi l’anno precedente a Campi Bisenzio, fu trovata dalla polizia in piazza delle Carceri e denunciata.
Il processo è stato celebrato davanti al giudice monocratico Micaela Lunghi e si è concluso nel febbraio del 2009 con la condanna dell’imputata a quattro mesi di reclusione.
Il processo d’appello, nel quale Sabrina Zanotti era difesa da Francesco Mandarano e Maurizio Milani, si è invece concluso nei giorni scorsi con l’annullamento della condanna e la trasmissione degli atti alla Procura, perché l’avvocato Mandarano ha eccepito la nullità del decreto di citazione notificato nel processo di primo grado. I giudici di appello gli hanno dato ragione e hanno rispedito gli atti alla Procura pratese, che però non farà in tempo a istruire un nuovo processo perché il 1° luglio scatterà la prescrizione.
Tanta fatica per nulla, dunque, e una piccola sconfitta per la giustizia.(p.n.)
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