Il Tirreno

Prato

Cinesi fanno da banca per i trafficanti

Cinesi fanno da banca per i trafficanti

Scoperto dalla squadra mobile un sistema per pagare le partite di droga senza lasciare tracce: in carcere tre orientali

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. I cinesi, certi cinesi quantomeno, si prestano a fare da “banche” per i trafficanti internazionali di droga che vogliono pagare le partite di stupefacenti senza lasciare tracce.

Lo ha scoperto la squadra mobile di Rimini che ieri, insieme ai colleghi di Prato e alla guardia di finanza, ha eseguito 27 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di italiani, marocchini, ucraini e per l’appunto cinesi. Tre orientali di 41 e 47 anni (due uomini e una donna) sono stati arrestati dalla Mobile a Prato e ora sono in corso accertamenti sulla documentazione sequestrata.

I tre sarebbero in stretto contatto con un connazionale che vive a Roma e al quale sono stati sequestrati beni per un valore di 6 milioni di euro (auto, una villa, un appartamento, un capannone di 5.000 metri quadri, oltre a quote di una società commerciale).

Secondo quanto ricostruito dal vice questore Nicola Vitale, capo della squadra mobile di Rimini, ci sarebbe un nuovo sistema di pagamento usato dai trafficanti internazionali per minimizzare i rischi di essere scoperti. Facciamo un esempio: un marocchino che vive in Italia ordina una partita di cento chili di hashish a un connazionale che vive in Spagna e la importa dal Marocco (nell’operazione ne sono stati sequestrati mille chili). Il marocchino “italiano” non spedisce denaro di cui non saprebbe giustificare la provenienza. Si affida a un cinese, al quale consegna i contanti. Il cinese, in cambio di una commissione (come farebbe una normale banca), fa arrivare i soldi a un cinese che vive in Spagna, camuffando l’operazione come un normale scambio commerciale tra aziende, con tanto di regolare fattura. La droga arriva, i soldi pure, e tutti sono contenti.

Qualche mese fa la polizia ha fermato un cinese tra Prato e Firenze. In macchina aveva 107.000 euro in contanti. I poliziotti sapevano che era coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti, ma lui si è giustificato dicendo che il denaro era il corrispettivo di merce per cui esisteva una fattura in ufficio. La fattura c’era davvero, e per l’importo esatto, ma al telefono i poliziotti hanno poi ascoltato la conversazione del cinese con un trafficante marocchino. «Mi ha fermato la polizia - gli stava dicendo - ma non ti devi preoccupare per i soldi, c’è una fattura in ufficio».

Un sistema semplice ed efficace, che però ora rischia di costare caro a cinesi e marocchini: i beni sequestrati potrebbero essere confiscati in caso di condanna.

I nomi dei cinesi arrestati a Prato non sono stati resi noti, anche perché altri arresti sono in fase di esecuzione in Spagna. La polizia calcola che con questo sistema siano arrivate in Italia 5 tonnellate di hashish.

Paolo Nencioni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa