Attenzione
Gruppo Innaco ancora all’attacco «Non saremo parte silenziosa»
I 15 dell’ex listino: «Scelta irresponsabile gestire il partito tenendone metà fuori dalla porta» Rientra il fronte della diaspora: Gestri non lascerà il partito ma tira in ballo gli assetti di giunta
PRATO
L’esito del congresso Pdl non è servito a rasserenare gli animi. Anzi. L’anima minoritaria (rappresentata da Francesco Innaco e Gianluca Banchelli) ormai è “ai materassi”. La presa di posizione del riconfermato coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni che con chiarezza ha puntualizzato che i perdenti saranno trattati come tali e che è più onesta «una distinzione chiara di un’unità ipocrita» ha fatto infuriare gli ex avversari.
Il primo a intervenire, incassando l’appoggio pieno dell’ex candidato vice coordinatore Bachelli, è Innaco. «Mazzoni quando invoca il bon ton del dopo gara dovrebbe ricordarsi di quante volte si è dato alla macchia per concordare l'organizzazione del congresso da cui ci ha completamente escluso». Innaco ribadisce: «Se il 42% degli iscritti non lo ha scelto vuol dire che la posizione politica della nostra mozione non era frutto di fantasia o di una farneticazione "frondista". È evidente che l’onorevole - aggiunge - non è abituato alla democrazia interna e al confronto, altrimenti non si sarebbe permesso di indicare in noi una minoranza che, secondo lui, dovrebbe farsi da parte e limitarsi ad un ruolo silenzioso». E aggiunge: «Siamo abituati al fatto che i partiti si guidano tenendo conto dei rapporti di forza che in questo caso si sono determinati da un democratico congresso. Se Mazzoni intende guidare il partito anche con noi bene, altrimenti può star certo che non saremo parte silenziosa». Poi la stoccata: «Ci chiediamo se questo sia frutto dell'incapacità di chi ha guidato il partito per tre anni lasciando inascoltate tutte le nostre istanze». A dar man forte alle posizioni dell’ex candidato coordinatore (Mazzoni e Alessandro Giugni hanno vinto con il 58% delle preferenze) tutt i 15 ex candidati del listino sfidante (ne sono passati dieci), a partire da Cristina Attucci. «I risultati del congresso debbono aver messo di cattivo umore Mazzoni». Attaccano così. E proseguono rassicurando che nessuno vuole un posto al parlamento e invitando Mazzoni ad occuparsi «delle questioni che interessano ai pratesi». I “quindici” si tolgono anche qualche sassolino e recriminano sulla conduzione del congresso che, secondo loro, sarebbe stato a «senso unico fino a negare i buoni pasto offerti dal partito a chi non apparteneva alla mozione Mazzoni-Giugni». Un clima «non certo di equità estraneo alle nostre tradizioni». E concludono: «Le prime parole di Mazzoni non sono incoraggianti, ma confidiamo in una più ponderata riflessione. Gestire il partito tenendone quasi metà fuori dalla porta sarebbe una scelta irresponsabile».
Rientra invece il fronte della diaspora. L’abbandono annunciato dal consigliere Luciano Gestri (sempre lista Innaco-Banchelli) dal palco del congresso non ci sarà: «Perché il risultato da noi ottenuto - spiega - ci darà modo di portare avanti la piattaforma politica e il rinnovamento del partito». Secondo Gestri il coordinamento provinciale dovrà far i conti con la nuova forza: «In termini di gestione del partito - conclude - ma anche nella disponibilità a rivedere alcune situazioni». Un riferimento esplicito all’assetto della giunta nella quale siedono 4 assessori Pdl ma nessuno “amico” della lista Innaco-Banchelli.
La settimana prossima la prima riunione.
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