Il Tirreno

Prato

Al Museo di pittura murale esposti i venti setini restaurati

Al Museo di pittura murale esposti i venti setini restaurati

Le opere pittoriche su tela sono attribuite a Gregorio Pagani. Torneranno presto nel convento di clausura di San Clemente. Sabato e domenica si potranno ammirare

3 MINUTI DI LETTURA





Un caso unico, questo sono i 20 setini al momento ospitati al Museo di Pittura Murale di piazza San Domenico nelle parole del direttore dei Musei Diocesiani Claudio Cerretelli. Il percorso delle 20 opere pittoriche su seta, attribuite a Gregorio Pagani dall'esperta Maria Grazia Trenti Antonelli, cui si deve l'idea che ha dato il via ai lavori, è iniziato nel 1994 e si è concluso dopo 11 anni di lavoro delle restauratrici Lucia Biondi e Lucia Nucci. Gli stendardi, originariamente di forma rettangolare anche se adesso ridotti in forma cuspidata, sono stati restaurati grazie a un contributo statale e un più ingente contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Prato, sotto il controllo della Soprintendenza per i beni artistici e storici. Unici esemplari rimasti delle centinaia che si producevano a Prato, i setini sono stati realizzati alla fine del '500 a spese della famiglia Rocchi per ornare la chiesa del monastero benedettino di San Michele in occasione delle principali festività, svolgendo il loro ruolo per secoli: «La seta veniva comprata a Firenze - spiega Trenti Antonelli - in seguito venivano comprate le frange e assoldato un bandieraio che componeva lo stendardo: il pittore completava l'opera. Sono rimasti solo questi, e le suore benedettine del monastero di San Clemente ne sono state ottime custodi».

«L'opera di recupero è stata resa più urgente dalla decisione di applicare i setini a teli di lino per poi inserirli in cornici sagomate: "Questo procedimento ha protetto le opere ma le ha anche messe in pericolo - spiega la restauratrice Lucia Biondi - l'amido della colla che le teneva unite al lino corrodeva la seta, e abbiamo dovuto staccarli. Li abbiamo applicati a seta trasparente e abbiamo agito sulla seta sottostante senza aggiungere colore all'opera originale, per rendere meno invasivo il restauro e fare in modo che fosse reversibile». «Prato è terra di conventi - dice Cristina Agnoni, storica dell'arte della Soprintendenza per i beni artistici - il patrimonio di alcune di queste comunità è intatto, ed è fondamentale mantenerlo e renderlo fruibile a tutti». Fruibilità ridotta, in questo caso: i setini torneranno presto nel convento di clausura di San Clemente, anche se sarà possibile rivederli durante le tradizionali esposizioni nella chiesa: «Le ultime occasioni per poterli vedere saranno sabato 10 marzo alle 16 e domenica 11 alle 10 - spiega l'assessore alla cultura del Comune di Prato Anna Beltrame - sarà necessario prenotare presso l'assessorato, al numero 1835025, o 1835028. E' una storia al femminile: conservati, scoperti e restaurati da donne, è giusto che vengano esposti durante la settimana della festa della donna. Laddove solitamente gli sponsor cercano ritorno di immagine supportando restauri di opere con molta visibilità, la Fondazione Cassa di risparmio di Prato ha reso un servizio alla città senza una vera convenienza: «L'obiettivo primario è quello di far diventare i setini un punto focale per far conoscere Prato al paese» spiega il vicepresidente della Fondazione Roberto Faggi.

Valentina Ceccatelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa