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Prato

L’arte accende i neuroni e attiva la creatività

di Ilenia Reali
L’arte accende i neuroni e attiva la creatività

Una visita a un museo, come quello del Pecci, aiuta gli imprenditori Il confronto con un’opera sollecita le potenzialità. Parola di neurobiologa

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PRATO

L’arte contemporanea sta al manifatturiero come gli spinaci stanno a braccio di ferro. L’arte del resto ha risultati miracolosi sul cervello umano e funziona da energetico, da stimolante. E’ questo accattivante assunto che Catterina Seia (manager poliedrica o stimolatrice del pensiero come ama definirsi) ha scelto per avviare una conversazione sul legame tra arte e vita quotidiana con la neurobiologa e filosofa, nonché docente di arte e neuroscienze alla facoltà di psicologia dell’Università Milano-Bicocca, Ludovica Lumer.

Teatro dell’incontro, dettaglio non secondario, il museo Pecci. O meglio, la sala Picta della mostra di Nicola De Maria. Una stanza delle fiabe, uno stimolatore di pensieri perfetta.

A presentare le due donne, davanti a un pubblico di appassionati di arte e professionisti, Irene Sanesi, commercialista sui generis che alle denunce dei redditi predilige argomenti come management e cultura.

Gli ingredienti c’erano tutti «per - come ha esordito Irene Sanesi - far diventare il museo non un punto di arrivo per vedere delle mostre ma un punto di partenza per raccogliere energie e stimoli trasferendoli nelle proprie attività».

Come? «Guardare l’arte - ha evidenziato Catterina Seia - obbliga a interpretare ciò che si vedee ci porta su un territorio che non conosciamo obbligandoci a muoverci. E’ evidente che le potenzialità emergono di più quando si esce dalle zone di comfort e ci si confronta con le emozioni. Il nostro cervello del resto non è un cronista che si limita a registrare ma elabora e più si mette alla prova meglio lo fa». «Il cervello - ha infatti spiegato Lumer -non elabora in modo frammentario ma cerca di ricostruire una stabilità anche elaborando la complessità e soprattutto quando si esce dai confini conosciuti. E l’arte è proprio un mondo che serve a spingersi oltre, a fare un salto, a pensare alla complessità delle cose».

Basta provare. Quando si entra in un museo di arte contemporanea si mette in gioco cuore - emozioni - e cervello - capacità di elaborare: una palestra che all’uscita dà quella sensazione di benessere tipica di una giornata dedicata all’interazione delle cose belle.

E che rimane addosso perché ogni più piccola esperienza o emozione (parola di neurobiologa) viene registrata e automaticamente il nostro cervello è in grado di tirarla fuori quando serve. Quindi evidentemente anche quando si devono trovare nuovi mercati e creare. Creare non per diventare artisti ma creare la moda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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