Italia
Suggeritore per anni ora è la guida del Club
Il primo spettacolo di Gabriele Villoresi risale all’80. E’ l’anima della rinascita «Il prezzo dei biglietti è fermo al 1995», dice. Come le tariffe degli artigiani
PRATO
La prima sua Rivista risale al 1980. Era da un anno nelle Pagliette quando cominciò ad occuparsi delle scenografie. Poi, per due anni ha seguito la vendita dei biglietti e per due spettacoli ha fatto l’attore (nessuno però si ricorda di lui). Nel 1988 si mise in buca, per protesta. Suggeritore per esprimere dissenso contro la scelta di Rodolfo Betti di far recitare due ragazzi che avevano frequentato il Cicognini. «Se ci sono quei due del Cicognini io non salgo sul palco», disse Gabriele Villoresi, oggi uno delle anime della Rivista. E fu così che sopra il palco non ci risalì più. Andò sotto, a fare il suggeritore. Nessuno sentì il bisogno di riaverlo a recitare e nascosto là sotto ci rimase per anni e anni. «In realtà mi resi conto che era uno dei compiti più difficili. E’ complicato rimanere due ore a seguire i testi senza distrarsi mai.. Ora non sarei più in grado», racconta il presidente 49 anni, rappresentante tessile.
E da buon suggeritore è stato lui a dare l’imboccata di riprendere il filo della tradizione, nel 2009, dopo 4 anni di interruzione. «Prima con Alessio Gori e dall’anno scorso con Fabio Galeotti ci occupiamo dello spettacolo. Del resto sono 65 anni di storia che non potevano essere abbandonati. E’ stato difficile perché non abbiamo più persone che hanno stoffa da vendere come quelli di un tempo. Rodolfo Betti, Francesco Nuti, Luca Calvani per fare qualche nome hanno dimostrato chi erano e non è facile fare senza di loro anche se ci sono ragazzi giovani molto, molto bravi che con l’impegno riescono a fare grandi cose. E poi, diciamolo, oltre a portare avanti una tradizione e a fare beneficenza ci divertiamo proprio tanto».
Questa Rivista è la prima dalla ripresa che sembra destinata a dare soddisfazioni. Il Met per la prima era pieno e per i giorni successivi sono stati staccati molti biglietti. «I giorni che precedono la prima sono bellissimi. Eccitazione, timore, soddisfazione: ci sono proprio tante emozioni».
E poi la Rivista è un po’ lo specchio della città. Partiamo dai prezzi dei biglietti: sono gli stessi del 1995. Non è come le tariffe degli artigiani?
E il volume d’affari?
Nel 1982 per fare la Rivista si spendevano 200 milioni di lire. Adesso con quella cifra si fanno quasi tre spettacoli. Proprio come le aziende costrette a razionalizzare e che, con poco, com’è per la Rivista, puntano a tornare a fare i grandi numeri di un tempo o comunque molta qualità.
A dare la via da seguire però non è la Rivista ma il Buzzi, almeno per Villoresi. «Un tempo uscivano 100 periti chimici all’anno, ora molti meno ma la scuola ha saputo offrire delle alternative, differenziare la propria offerta con l’indirizzo elettronico e meccanico. Ecco che quindi Prato dovrebbe prendere esempio dal Buzzi: del resto diciamocelo come si pensa di poter andare avanti quando un tessuto costa il 20% di quanto lo facciamo noi?».
L’importante però ricorda Villoresi non c’è da dimenticare che « la vita è come una Rivista e ognuno può essere protagonista». Ecco Prato è arrivato il tempo di tornare a essere «Ancora Primi».
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