Sicurezza
Mazzoni alla testa degli azzurri vince il congresso dei veleni
Quasi 2000 votanti al Datini, 891 al ticket con Giugni. «Positiva la partecipazione, una sconfitta le macerie lasciate». Frizioni con Innaco e Magnolfi, Gestri minaccia di uscire dal partito
PRATO
Sciabolate al primo congresso provinciale Pdl al Datini. Con franchezza, i leader del partito di maggioranza relativa, hanno preso il microfono e se le sono suonate. Come nelle previsioni e con un fuori programma: una rissa-lampo ancora prima di cominciare le relazioni tra Fulvio Ponzuoli (lista Mazzoni-Giugni) e Antonio Rancati (lista Innaco-Banchelli) arrivati quasi alle mani per una discussione sull’occupazione di una saletta. Li dividono. E tutto ricomincia. Fino al risultato finale. La campanella suona alle 22 e la prima tornata congressuale azzurra premia il ticket Riccardo Mazzoni e Alessadro Giugni che totalizzano 691 voti su 1996 votanti complessivi. Alla lista Francesco Innaco-Gianluca Banchelli toccano 497 voti. Il parlamentino Pdl sarà quindi composto da 18 esponenti della lista vincente e 12 di quella degli sconfitti. «In un congresso - è il primo commento di Mazzoni - c’è sempre chi vince e chi perde. L’importante è che a perdere non sia mai il partito. Quindi faccio una valutazione a due facce: portare a votare 1200 persone è una vittoria, farlo lasciando macerie è una sconfitta. Da qui in avanti mi impegnerò a ricostruire».
Per il resto e per tutta la giornata congressuale, le due facce Pdl si guardano in cagnesco. Attacca con le recriminazioni il candidato coordinatore Francesco Innaco, lo sfidante. Che non le manda a dire: ribadisce che il partito a Prato fino a ora non è esistito o quasi : «Bisogna ricostruirlo dalla base, aprendolo alla gente, cambiando logica non persone». Se la prende con la prassi dei “ticket” cioè delle quote An e Forza Italia «che faranno morire il Pdl», con i nominati, con il “partito degli assessori”: «Loro governino, nel partito siedano altri, più siamo è meglio è». L’attacco al cuore è per Mazzoni che è lì e ascolta: «Di partecipazione non ce n’è stata, di rinnovamento nemmeno, ogni volta che abbiamo proposto qualcosa ci hanno voltato le spalle » è la sintesi. Ribadisce però la fedeltà assoluta a sindaco e giunta. Che dopo poco (mezzogiorno) fa il suo ingresso (applausi), preceduto dal big azzurro Denis Verdini.
«Ho visto un film diverso». Così attacca Mazzoni e il riferimento è alle accuse di Innaco. Difende il Pdl pratese: «Il rinnovamento non si fa ripudiando il partito», ricorda che il nemico «sta sempre nella porta avversaria», giudica irresponsabili gli attacchi: «Bisogna difendere non denigrare una classe dirigente che ha portato alla vittoria in Comune dopo 63 anni di sinistra» e affonda per la prima volta: «Il problema, sono convinto, è il rapporto tra partito e sindaco e fra partito e giunta. Fra partito e potere e di qualcuno che, a torto o a ragione, si è sentito escluso». Seconda stoccata: «Se nella pieghe dello scontro in atto c’è anche la questione del posto di deputato (il suo ndr) la partita è aperta. Non è mai troppo tardi». A rifiutare l’offerta, subito dopo, è il consigliere regionale Alberto Magnolfi, “padre nobile” della lista Innaco, che nega che qualcuno voglia andare al posto di Mazzoni «può restare alla Camera 30 anni» e che la ributta sui temi: «In questi due anni e mezzo il partito non ha prodotto alcuna idea di città. E sembrata solo lagnosa e bisognosa di assistenza. Noi di questo vogliamo parlare, per essere di servizio e aiuto a una città piena di problemi ma che ha i numeri per rilanciarsi». E mentre il sindaco chiede a tutti uno sforzo «d’amore per Prato» ci pensa Luciano Gestri (nel listino Innaco-Banchelli) a lanciare la provocazione. Sintesi: se il congresso lo vince il tandem Mazzoni-Giugni «mi prendo 24 ore di riflessione e lunedì decido se uscire dal partito». Un po’ lo stesso avvertimento lanciato da Piero Bardazzi (meno esplicito) e dal candidato vice coordinatore Gianluca Banchelli perplesso sulle richiesta di unità post-congressuale. Verdini: «Il confronto è il sale della democrazia» e si offre di lavorare da qui in avanti per ricucire lo strappo. Qualcuno dice , però, che ormai è troppo tardi.
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