Proteste
A toccare l’ex cava c’è rischio di smottamento
PRATO C’è preoccupazione a La Querce per il progetto di ripristinare il pendio del poggio dove sorge la cava di Macia in località Pizzidimonte. A segnarlo è uno dei residenti si via Mugellese,...
PRATO
C’è preoccupazione a La Querce per il progetto di ripristinare il pendio del poggio dove sorge la cava di Macia in località Pizzidimonte. A segnarlo è uno dei residenti si via Mugellese, Patrizio Rosi, che ha partecipato alla riunione che si è tenuta lo scorso 25 febbraio nei giardini adiacenti via XXX Novembre a La Querce. «Ho ritrovato in un cassetto - segnala Rosi - 36 foto scattate nella Cava di Macia negli anni ’90 quando era in gestione alla società Inerti Casalbosco srl dell’ingegner Cherubini. Il riempimento che questa società ha effettuato è in prevalenza proveniente da scarti di fonderia in ghisa, sabbia utilizzata per le casse d’anima delle fusioni, avanzi di fine colata, etc. come da foto da me scattate. Tutto questo materiale attualmente si trova sotterrato a diversi metri di profondità dall’attuale piano di calpestio, ma in caso di ulteriore deposito di migliaia di metri cubi di inerti (come ipotizzato), potrebbe presentare un serio pericolo di smottamento a valle, proprio dove sotto nella via Mugellese abitano 10 famiglie e la fabbrica “Manifattura Ilaria”».
«La riapertura dell’attività della cava - prosegue Rosi - (non a scopo estrattivo ma a scopo di trasformazione materiali provenienti da opere di lavori pubblici privati), è stata data in concessione a La Prato Scavi Srl per lo sfruttamento del sito, (in quanto pur facendo questa attività da molti anni, non ha ancora un luogo dove poter macinare i materiali provenienti dai suoi cantieri), desta notevoli perplessità per quanto riguarda l’impatto ambientale sulla viabilità di tutta la zona (transito di camion pesanti in una zona abitativa residenziale) tenendo conto anche del vincolo ambientale e paesaggistico della zona (parco della Calvana)».
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