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l’omicidio di montemurlo

Chiesta pena mite per l’uomo che uccise Cozzolino

Chiesta pena mite per l’uomo che uccise Cozzolino

PRATO Otto anni di reclusione per aver ucciso un uomo. E’ questa la pena chiesta ieri dal pubblico ministero Pietro Suchan per Gerardo Sannino, 35 anni, che si è autoaccusato di essere stato il...

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PRATO

Otto anni di reclusione per aver ucciso un uomo. E’ questa la pena chiesta ieri dal pubblico ministero Pietro Suchan per Gerardo Sannino, 35 anni, che si è autoaccusato di essere stato il “killer di fiducia” del clan Birra di Ercolano.

Un prezzo troppo basso per la vita di un uomo? Sarà il giudice dell’udienza preliminare di Firenze a deciderlo, nel processo per l’unico omicidio di camorra avvenuto in Toscana. La vittima si chiamava Ciro Cozzolino. Fu ucciso la sera del 4 maggio del 1999 in via Pascoli a Montemurlo, secondo gli inquirenti perché voleva gestire il commercio degli stracci senza rendere conto al clan Birra di Ercolano, cui era considerato vicino.

Per quell’omicidio nel 2000 vennero arrestati Vincenzo Ascione, Michele Chierchia (presunti mandanti) e Vincenzo Oliviero (presunto esecutore, poi deceduto) e condannati all’ergastolo, poi assolti in appello e in Cassazione. Non potranno essere processati nuovamente.

Nel nuovo processo, insieme al pentito Sannino, sono imputate altre otto persone: Giovanni Birra, capo dell’omonimo clan, suo fratello Antonio, il cognato Stefano Zeno e il fratello Giacomo, Palmerino Gargiulo, esponente del clan dei “Francois” di Torre Annunciata, ritenuto l’autista del killer, Gerardo Ascione (fratello di Vincenzo, arrestato due mesi dopo gli altri), Salvatore Di Dato e Giuseppe Chierchia. E’ stato Sannino a tirarli in ballo alla fine del 2009, poi ci sono state le indagini delle squadre mobili di Prato e Firenze, che hanno cercato i necessari riscontri, e infine sono scattati gli arresti, nel febbraio dell’anno scorso.

Il movente legato agli stracci è lo stesso che era stato ipotizzato dai carabinieri in occasione della prima indagine. Il clan Birra, secondo la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe perso tre miliardi di lire per colpa di Cozzolino, detto Vincenzo o’ Pazzo, e avrebbe deciso di dargli una lezione plateale per far capire anche agli altri che con certa gente non si può scherzare. Gli inquirenti ritengono che il via libera all’omicidio sia arrivato da Stefano Zeno, che all’epoca dei fatti era in carcere. E proprio per questo il suo difensore, Antonino Denaro, ha chiesto ieri l’acquisizione di alcune intercettazioni ambientali fatte nel carcere di Poggioreale. L’avvocato conta di dimostrare che in quelle conversazioni non si parla mai del progetto di omicidio, e dunque di portare elementi che scagionino il suo assistito.

Se ne riparlerà il 18 aprile, quando il giudice deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio degli otto imputati e pronuncerà la sentenza per il pentito Gerardo Sannino. Quest’ultimo si è accusato di altri omicidi e secondo i calcoli di alcuni legali, partendo da una pena di otto anni, con lo strumento della “continuazione”, potrebbe cavarsela con una pena complessiva di 14-15 anni e tornare in libertà prima di compiere 40 anni.(p.n.)

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