Sicurezza
«Bambino paralizzato per colpa dell’ostetrica»
Dottoressa dell’ospedale sotto accusa: usò la ventosa per facilitare il parto La testimonianza della madre: «Io soffrivo e lei guardava l’orologio»
PRATO
«Io partorivo e lei guardava l’orologio perché stava per finire il turno. Ora guardate in quali condizioni è il mio bambino».
La rabbia e il dolore di una giovane madre di Vaiano hanno riempito l’udienza di giovedì davanti al giudice monocratico Signorini. Sul banco degli imputati una ostetrica in servizio all’ospedale di Prato, Lucia Golin. Su quello dei testimoni la madre che nel giugno del 2009 ha partorito un bambino apparentemente sano, ma che nel giro di pochi giorni ha mostrato tutti i sintomi di un’emorragia cerebrale, che ora il pubblico ministero Benedetta Foti imputa alla dottoressa Golin, accusata di lesioni colpose gravi e difesa da Manuele Ciappi.
In aula c’era anche lui, il bambino di due anni e otto mesi che non riesce a muovere gli arti e ha una vita segnata. Il padre lo ha accudito durante la testimonianza della madre, poi è toccato alla donna, mentre il marito a sua volta raccontava la sua versione dei fatti.
La donna era al suo secondo parto, ha riferito, e aveva accusato dolori lancinanti ancora prima del travaglio. Tramite il marito chiese se era possibile fare un cesareo, ma le fu detto che non era un’ipotesi praticabile, avendolo già fatto in occasione della prima gravidanza. Nulla però lasciava pensare a problemi particolari e così l’equipe di Ostetricia si mise all’opera senza particolare apprensione. Nelle fasi cruciali del travaglio, però, il bambino faticava ad uscire e l’ostetrica, secondo quanto riferito dai coniugi di Vaiano (il marito assisteva in sala operatoria) decise di usare la ventosa (vacuum extractor). E’ lo strumento che ha sostituito il forcipe e secondo la letteratura scientifica è una tecnica sicura, perché i danni fetali e le emorragie sono rarissime.
Nel caso del bambino nato al “Misericordia e Dolce”, invece, è andata diversamente. Il piccolo fu dimesso senza particolari prescrizioni. «I medici mi dissero che non c’erano stati problemi» ha raccontato la madre. Ma quasi subito i genitori si accorsero che il bambino muoveva pochissimo le braccia e decisero di rivolgersi al pediatra di famiglia, che capì subito la gravità delle condizioni e consigliò il ricovero prima a Prato e poi al Meyer di Firenze. Il danno ormai era fatto: i medici fiorentini riscontrano gli effetti di un’emorragia cerebrale e il bambino fu sottoposto a un intervento chirurgico. Ora i genitori, assistiti da Michela Galardini, sostengono che la fretta fu una cattiva consigliere per l’ostetrica e le fece commettere un errore di cui il figlio porterà per sempre i segni. La difesa ribatte che non fu la ventosa a provocare l’emorragia cerebrale. Il processo è stato aggiornato al 30 marzo.(p.n.)
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