La manifestazione
«Un’intelligenza che diriga le forze migliori»
Sandro Veronesi ha inaugurato la rassegna “Libri d’Italia” «Lascerò Prato solo quando mio figlio avrà finito il liceo»
PRATO
Sandro Veronesi e le sue quattordici storie. Racconti scritti nell'arco di vent'anni e mai pubblicati prima che trovassero la loro naturale collocazione in "Baci scagliati altrove", l'ultimo libro scritto dall'autore e uscito nelle librerie nel dicembre scorso. Poi l'incontro con i lettori. Un'occasione unica per i tanti fan di Veronesi che mercoledì sera sono intervenuti numerosi all'appuntamento che ha aperto il nuovo ciclo della rassegna letteraria "Libri d'Italia" curata dal giornalista Stefano Coppini e promossa dall'assessorato alla cultura del Comune insieme al Kiwanis club centro storico. Nella sala delle conferenze della biblioteca Lazzerini erano rimasti solo posti in piedi.
In tanti hanno voluto cogliere al volo una di quelle rare occasioni in cui i lettori incontrano il loro autore per conversare sull'ultima opera letteraria scritta che, già dal titolo, risulta molto accattivante. E Veronesi non ne sbaglia nemmeno uno. Come quel "Caos calmo", rimasto uguale all'originale in tutte le lingue del mondo in cui il romanzo vincitore del premio Strega 2006 è stato tradotto e che poi ha avuto la trasposizione cinematografica. Stessa sorte toccata poi anche agli "Sfiorati", romanzo da cui è tratto il film di Matteo Rovere che proprio stasera approda sul grande schermo. «Il titolo arriva a un certo punto, non parto mai da quello», ha spiegato.
A dare via libera alla stesura della raccolta, infatti, è stato proprio uno degli ultimi racconti scritti. Per capire, andare alla voce "Profezia": 18 pagine in cui l'autore affronta l'esperienza autobiografica della morte dei suoi genitori.
«Non l'ho scritto per elaborare il lutto - ha sottolineato -. Prima ho elaborato il lutto, poi mi sono misurato con il racconto di quest'esperienza. Non riuscivo a trovare la cifra stilistica per raccontarla finché non ho provato a leggerla in chiave simbolica. Ho capito che la morte dei propri genitori è simbolo della morte dell'essere figli e quindi qualcosa di molto simile a un'apocalisse. Quest'intuizione mi ha portato a rileggere l'Apocalisse di Giovanni che è un'opera scritta come una predizione del futuro e ho pensato che avrei potuto raccontare la mia esperienza allo stesso modo. Una volta scritto quello che sentivo essere il suggello per la mia raccolta, che poi apre il libro, ho pensato che fosse il momento di pubblicarla. Ne è venuto fuori un volume antologico non tematico e piuttosto esile».
Da un evento così tragico nasce così "Baci scagliati altrove" da cui, a margine della serata, prima degli autografi, l'autore ha letto il testo integrale di "Le gatte", una delle poche occasioni in cui l'autore fa un riferimento esplicito alla sua città. «E anche quando parlo di Prato non la nomino mai», ha ammesso facendo riferimento all'ambientazione della storia del romanzo "Brucia Troia".
«Ho uno strano ritegno - nei suoi confronti - ha detto - sta di fatto che è diventato un vizio e a differenza di Edoardo (si rivolge all'amico e collega scrittore Edoardo Nesi presente in sala ndr) se prendo una città ci vado giù pesante e la descrivo minuziosamente. Con Prato, forse perché ci sono cresciuto, non riesco a farlo, mi sembra di violare qualcosa».
L'unica volta in cui la cita lo fa, infatti, solo per riportare alla memoria e alla riflessione dei pratesi un barbaro rito che a lui risulta essere stato in uso tra fine Ottocento e inizio Novecento per conquistare le ragazze, e che consisteva nel vincere una sfida con una gatta sottratta ai suoi cuccioli e lasciata a digiuno per giorni.
«Se fosse davvero così saremmo un popolo così crudele da essere capace di tutto, ma non mi risulta ci siano ancora persone in vita che possano darne testimonianza».
Non è però dovuto a questo se prima o poi Veronesi deciderà di tornare a vivere nella capitale. «Non per il momento - ha assicurato - non restituirò le chiavi della mia casa almeno finché il mio terzo figlio che frequenta la seconda media, esattamente a metà del suo cammino scolastico, non finirà il liceo. Nel frattempo continuerò a percorrere l'autostrada del Sole come fosse un corridoio tra la stanza dei mie figli e quella di mia figlia che vive a Roma. In futuro, chissà, mi piacerebbe tornare a Roma».
Uscendo dai confini pratesi, ma neanche troppo, non gli è mancato di gettare uno sguardo sul panorama economico: «Non si può lasciare fare tutto al libero mercato - ha affermato citando di nuovo un passaggio dell'ultimo libro di Nesi appena uscito in libreria - è evidente che serve un'intelligenza che diriga queste forze e creare le condizioni affinché le persone rispondano di sì alla domanda: sei felice? Oggi, un giovane di 25 anni, non potrebbe dire di esserlo fino in fondo».
Verso quale altro genere letterario scaglierà i suoi lettori Veronesi ancora non lo sa, anche se un'idea se l'è già fatta: «Il giornalismo letterario comporta una disponibilità a viaggiare che non ho più - ha ammesso - per cui credo che resterò confinato nelle letteratura di finzione e vi scriverò un altro romanzo».
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