Finanza
Sergi è il nuovo direttore dell’ospedale
«L’obiettivo, insieme ai colleghi, è quello di non perdere mai di vista i bisogni dei cittadini».
PRATO
Se il cittadino non va all'azienda sanitaria per farsi curare, l'azienda sanitaria va dal cittadino per "intercettarne" i bisogni. Cambia la tecnica d'approccio alla sanità pratese e a farsene carico sarà d'ora in poi il nuovo direttore dell'ospedale "Misericordia e Dolce" che prende il posto di Joseph Polimeni: si tratta di Alessandro Sergi, un volto già noto negli ambienti ospedalieri, avendo prestato servizio già in passato come dirigente medico nella disciplina della diabetologia. «Il nuovo dirigente non è di provenienza della direzione sanitaria ma è un clinico: avrà come compito cruciale il traghettamento dal vecchio al nuovo ospedale»: con queste parole il direttore generale dell'Asl 4 Bruno Cravedi ha presentato la new entry nell'organigramma dell'azienda sanitaria.
«Una nomina - puntualizza Cravedi - che tiene conto della capacità professionali e manageriali di Sergi. Che sarà chiamato a sviluppare un approccio innovativo nel collegamento dei servizi tra ospedale e territorio, lungo tre direttrici: da una parte la visita specialistica,dall'altra l'accertamento diagnostico e dall'altra ancora l'evento ospedaliero».
Procede intanto regolarmente la tabella di marcia dei lavori in vista dell'inaugurazione del nuovo ospedale nel settembre 2013. E Sergi, il nuovo direttore, si è già messo al lavoro per rafforzare la collaborazione con i medici di famiglia. «Avrò modo di lavorare fianco a fianco con i colleghi con i quali abbiamo condiviso turni e notti di lavoro - dichiara soddisfatto il nuovo direttore -. Per la mia provenienza dalle corsie dell'ospedale, credo di aver mantenuto una certa sensibilità verso i cittadini e i problemi dell'azienda. La priorità è quella di mettere in piedi una grande squadra rimanendo collegati ai bisogni dei cittadini. Se non facciamo rete sul territorio non si va da nessuna parte. Con i medici di famiglia ci siamo già messi intorno a un tavolo per avvicinarsi ai bisogni dei pazienti. Non dobbiamo aspettare che siano loro a cercarci, ma va valorizzato il lavoro sulla prevenzione».
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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