Il Tirreno

Prato

Sasch, il curatore Ricci getta la spugna

di Paolo Nencioni
Sasch, il curatore Ricci getta la spugna

Era stato criticato per la sua candidatura con Sel. Genovese: professionista capace. Le toghe in assemblea contro Mazzoni

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PRATO. La campagna del centrodestra contro il presunto conflitto d’interessi del commercialista Evaristo Ricci, curatore fallimentare della Sasch, ha ottenuto il suo scopo. Ieri Ricci ha inviato al presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese, una lettera di dimissioni irrevocabili con la quale rinuncia all’incarico. Il Tribunale ha nominato al suo posto la commercialista Sonia Chiti, che affiancherà il curatore superstite, Leonardo Castoldi, nella procedura fallimentare.

Il passo indietro di Ricci arriva al termine di un paio di settimane durante le quali il professionista era finito nel mirino del centrodestra per essere stato nominato curatore pur essendo stato candidato nel 2009 da indipendente per Sinistra ecologia e libertà alle elezioni amministrative, dunque sul fronte opposto a quello del sindaco Cenni, proprietario della Sasch. Secondo alcuni esponenti del centrodestra, Ricci non poteva essere indipendente e l’assessore Aldo Milone era arrivato ad “accusarlo” di aver partecipato a un gruppo di preghiera insieme al capogruppo del Pd Massimo Carlesi.

Sottoposto a notevoli pressioni, già qualche giorno fa Ricci aveva rimesso il mandato al Tribunale, ma era stato convinto a restare dal presidente Genovese. Ieri ha gettato definitivamente la spugna.

L’onore delle armi.

«Il Tribunale - ha scritto in una nota il presidente Genovese - ha preso atto della ferma volontà del dottor Ricci e, nel dare atto che anche questo incarico, come tutti gli altri a lui affidati, è stato svolto dal professionista con la consueta e apprezzata capacità (ciò che lo rende uno dei collaboratori più stimati e utilizzati da tutti i giudici di questo Tribunale, da lungo tempo) immune da mire o dal perseguimento di fini personali o di parte, lo ringrazia per la sensibilità mostrata nell’impedire che quei tentativi di trascinare il Tribunale nella polemica politica possano avere ancora altri pretesti».

«Come presidente del Tribunale - aggiunge Genovese - gli ho personalmente confermato la mia fiducia e l’apprezzamento per la professionalità di cui ha sempre dato prova e della quale il Tribunale continuerà ad avvalersi, anche per altri prestigiosi incarichi».

Il malumore delle toghe.

Le polemiche però non sembrano destinate a finire qui, se è vero che la sezione toscana dell’Associazione nazionale magistrati sta pensando a un’assemblea da tenersi, forse martedì, a Prato in segno di solidarietà coi magistrati pratesi oggetto di critiche da parte del deputato Pdl Riccardo Mazzoni, che ha paventato la presenza di «tribunali speciali» per il sindaco Cenni.

«Queste non mi sembrano polemiche fisiologiche - commenta il presidente Genovese calcando sul “non” - Qui non ci sono tribunali speciali, e rispetto a quanto detto dall’onorevole Mazzoni vorrei puntualizzare alcune cose. Quello disposto sui beni degli ex amministratori Sasch non è un sequestro preventivo ma conservativo. Non lo ha disposto il giudice fallimentare ma un giudice civile su istanza del legale dei curatori. Non colpisce i semplici soci. E infine non si tratta di una procedura rarissima, nell’ambito delle azioni di responsabilità. Qui in Tribunale ne abbiamo molti esempi, che spesso si concludono con transazioni». Qualche puntino sulle i, in attesa che le acque tornino più tranquille. Il che non è detto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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