Trasporti
Precari e apprendisti vittime della crisi
Mercato del lavoro: il 2011 si è chiuso con un saldo negativo di 1529 contratti. I confezionisti cinesi gli unici a sorridere
PRATO
Un 2011 dai due volti: buona occupazione nel primo semestre, trend negativo nel secondo, tanto da far chiudere il bilancio annuale con -1529 (contratti, attenzione, non persone) rispetto al 2010. Male, dunque, quasi tutti i settori: dal tessile ai servizi, dalle costruzioni al commercio. E’ questo il dato principale che è emerso nell’incontro che si è tenuto ieri mattina a palazzo Vestri, promosso dalla vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi al quale hanno partecipato le forze economiche e sociali. Ma l’osservazione attenta dell’enorme mole di dati, raccolti e presentati da Giancarlo Carboncini del Servizio lavoro della Provincia, Saverio Langianni di Asel e Dario Caserta della Camera di Commercio, offre molte riflessioni, alcune di queste sintetizzate dalla vicepresidente Ambra Giorgi.
Parola d’ordine: flessibilità.
Sembra questa la regola, tacita, delle imprese che nel 2011 hanno reagito quasi tutte allo stesso modo ai timidi segnali di ripresa economica. «Il primo semestre 2011 - commenta Giorgi - era stato il migliore degli ultimi tre anni. Ma già all’inizio del terzo trimeste si era percepita un’inversione di tendenza; il quarto trimestre poi ha sancito un tracollo: -2992 contratti. Ad essere tagliati o non rinnovati , non appena gli indicatori economici sono tornati negativi, sono stati i contratti precari. I licenziamenti di manodopera precaria sono cresciuti del 30% rispetto al 2010: segno che l’occupazione non era stabile». Insomma, le aziende non si erano fidate: il lavoro all’orizzonte c’era, ma non con tali garanzie da pensare ad assunzioni a tempo indeterminato. «Oggi - apre una parentesi Saverio Langianni di Asel - le assunzioni a tempo indeterminato rappresentano il 39% del mercato del lavoro, ma se a questa percentuale togliamo quella relativa al settore dell’abbigliamento, si scende al 24%: un quarto del totale. Basti pensare che dieci anni fa la percentuale era del 60%». »Un tempo a Prato si diceva che nel tessile ci stava dalla culla alla bara» chiosa Ambra Giorgi. Così, non è più. Ad essere penalizzati, quando le aziende hanno cominciato a sfrondare gli organici, anche gli apprendisti. «A quanto pare le aziende hanno trovato impegnativo questo tipo di contratto, forse anche per le assenze dovute alla formazione, fatto sta che sono stati licenziati molti apprendisti» informa Giorgi.
Uno sguardo ai numeri. Nel 2011, dunque, -1529 (-1087 uomini, -442 donne). Nel 2010 il saldo era stato positivo: 3.184 contratti (nel 2009 era stato di+291). Nel primo semestre il saldo fra avviamenti e cessazioni era stato di +2607. I contratti avviati nel 2011 sono stati 47.348 per 42.217 persone, quelli cessati 48.877 per 43.960 persone. Il movimento in entrata c’è, ma il dato negativo è dovuto all’aumento «impetuoso» delle cessazioni di contratti di lavoro cresciute del 27%. Occorre aggiungere che questi numeri non incidono sugli ammortizzatori sociali perché i contratti, perlopiù, non beneficiano di cig e mobilità. Le cause delle cessazioni? Licenziamento individuale, chiusura automatica del tempo determinato, dimissioni volontarie, mancato superamento del periodo di prova. Calati del 20% i licenziamenti collettivi.
Gli stranieri. Dei 17.018 contratti stipulati 12.393 riguardano lavoratori cinesi, ovvero il 72% degli stranieri in avviamento. Le assunzioni di stranieri riguardano il 36% del totale, con una crescita del 18% rispetto al 2010. Le cessazioni di stranieri riguardano solo il 32% del totale con 15.520 contratti cessati di cui 8.646 di lavoratori cinesi.
I settori più in crisi. Guardando nei vari settori si vede che è proprio nell’abbigliamento, dove i cinesi mantengono il quasi monopolio (98%), che nel 2011 si è registrato il maggiore saldo positivo: +775, e questo grazie a 931 contratti a tempo indeterminato di tipo part time. L’unico altro settore col segno più sono i servizi alla persona (+95). E se i pronto moda cinesi assumono, in qualche modo ne beneficiano anche i pratesi che costituiscono il 5% del totale dei lavoratori. Male le costruzioni (-472), la maglieria (-147), la metalmeccanica (-54), i servizi alle imprese (-510), il tessile (-574), la pubblicazione amministrazione (-7), il commercio (-160), il resto (-721).
Centro per l’impiego. Nel 2011 le iscrizioni alla disoccupazione sono state 7.570 (nel 2010 erano 7.419), gli italiani sono il 77%. Al 31 dicembre 2011 gli iscritti nelle classi disoccupati/inoccupati erano 28.775 (nel 2010 erano 28.022), più della metà donne.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
