Il Tirreno

Prato

Otto mesi per la visita a una mano

di Barbara Burzi
Otto mesi per la visita a una mano

Il caso di una pensionata: le danno appuntamento per il 22 ottobre, lei paga e ottiene il consulto in pochi giorni

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PRATO

Otto mesi di attesa per una visita specialistica sono un tempo lunghissimo per una persona che soffre di un problema alla mano e comincia a trovare difficoltoso svolgere anche le normali attività quotidiane. Eppure è quanto dovrà aspettare Maria Giacomelli, 72 anni, se vorrà avere una diagnosi precisa della sua malattia a meno che non scelga – e lo ha fatto - di effettuare la visita a pagamento. In questo caso, i tempi di attesa si riducono improvvisamente. «Lo scorso 16 febbraio – racconta la donna - sono andata con la richiesta del medico a prenotare un visita per chirurgia della mano in ambulatorio divisionale e mi hanno dato l’appuntamento per il 22 ottobre. La spiegazione che ho avuto è stata che prima non c’è posto».

Per accorciare i tempi, la donna ha richiesto una visita nello stesso reparto in intramoenia, termine con cui si intende l’attività svolta privatamente dal personale medico che lavora in ospedale. Il tutto si è risolto nel giro di qualche giorno, in compenso la spesa a carico della paziente è aumentata. «Non pretendevo di avere un appuntamento a stretto giro, mi aspettavo di dover attendere venti giorni, un mese al massimo, ma otto sono davvero troppi – incalza Maria – Ho scoperto poi che la stessa visita, effettuata dai medici ospedalieri autorizzati a svolgere attività libero professionale, si può ottenere nel giro di un breve arco di tempo. Dovrò pagare 96 euro, ma per il 2 marzo ho avuto l’appuntamento».

Senza contare, tra l’altro, che il dolore accusato dalla donna all’arto sinistro, le sta impedendo di svolgere le normali attività quotidiane, tra cui vestirsi. «Dopo aver fatto le analisi prescritte e una radiografia ho bisogno di andare più a fondo a questo problema – dice – Il male alla mano sinistra che mi sta impedendo di muoverla fino al gomito, non mi passa, e non credo che sia artrosi». Quello delle liste d’attesa troppo lunghe è un problema storico a cui, in parte, è stato trovato un rimedio ricorrendo proprio all’aiuto dei medici di famiglia. Esiste una accordo in base al quale ai pazienti cui si riconosce una situazione di urgenza viene garantita la priorità rispetto agli altri. Basta che il medico faccia richiesta parlando direttamente con lo specialista di riferimento, il quale deciderà se visitare subito il paziente oppure no.

«So che il medico avrebbe un canale preferenziale - continua Maria – ma non gli ho chiesto di sfruttarlo perché non me ne voglio approfittare essendo perfettamente consapevole che il mio non è un caso che si può definire urgente, ma il punto è un altro: e’ giusto che un cittadino debba aspettare un tempo così lungo per essere visitato? Pretendo una risposta».

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