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Il governo di Pechino chiama Prato

di Maria Lardara
Il governo di Pechino chiama Prato

Per la prima volta un rappresentante della comunità locale sarà ascoltato dall’esecutivo della superpotenza economica

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PRATO

Metti che un "pezzo grosso" della comunità cinese di Prato possa volare a Pechino, varcare la soglia del palazzo di governo all'ombra di piazza Tienanmen e farsi ascoltare dall'esecutivo della super potenza. In quanto cinese all'estero ed esponente di una delle comunità più grandi d'Europa, quale occasione migliore per snocciolare il "caso" Prato agli occhi dell'autorità pechinese? Più o meno è quello che succederà il 2 marzo prossimo quando ai piedi della Grande Muraglia si terrà l'undicesima conferenza politico-consultiva del governo, dove ben accetti saranno tutti i consigli e suggerimenti per le politiche nei confronti dei cinesi vivono all'estero. Dunque Cina chiama Prato, e Prato insomma risponde.

«Si tratta di un appuntamento che si rinnova annualmente - fa sapere il professor Chen Hogsheng, segretario dell'associazione d'Amicizia -, ma è la prima volta che partecipa un esponente della comunità cinese di Prato».

Il presidente Zheng Xianjie, numero uno dell'associazione d'Amicizia dei cinesi e residente in città, sarà l'invitato speciale della quinta sessione della conferenza governativa, insieme ad altri quattro rappresentanti delle più importanti comunità cinesi d'Italia (in primis, Milano e Roma).

La notizia è trapelata sul sito chinanews.com ed è ricca di retroscena per quanto riguarda la preparazione all'evento del 2 marzo. Occasioni del genere non capitano tutti i giorni. Stavolta ad annodare un filo diretto con Pechino non è l'autorità consolare o diplomatica dell'ambasciata, ma il governo stesso attraverso un proprio dipartimento dell'esecutivo. Cosa potrebbe allora dire l'ambasciatore dei cinesi immigrati in terra di Prato se avesse un minuto di ribalta? «Sottoporremo al governo temi importanti come la sicurezza dei nostri connazionali, vista l'escalation di scippi e rapine, gli scambi culturali fra la Cina e l'Italia e i problemi delle seconde generazioni», annuncia il segretario dell'associazione d'Amicizia.

Parleranno anche di legalità e di regolarizzazione delle imprese dagli occhi a mandorla? «Non credo», si lascia sfuggire Chen. L'articolo pubblicato sul sito internet svela altri dettagli. Il 21 febbraio scorso, presso la sede del consolato di Firenze sono state chiamate a raccolta le più importanti associazioni cinesi d'Italia per stabilire una linea comune in vista del 2 marzo. Lo stesso Zheng, in quella circostanza, ha anticipato cosa metterà sul piatto del governo della madrepatria, ascoltando i suggerimenti: «C'è una grande differenza fra i cinesi in Italia della prima generazione e quelli della seconda - si legge fra le righe di chinanews.com -: le prime hanno difficoltà a inserirsi per via della lingua, le seconde non conoscono il paese d'origine. C'è bisogno di diffondere la scuola cinese in Italia, mentre aumentano gli studenti universitari: sono loro che aiutano ad aumentare il livello culturale dei cinesi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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