Il Tirreno

Prato

Nichi, quattro sberle al sindaco «Liberarsi dal bancarottiere»

di Maria Lardara
Nichi, quattro sberle al sindaco «Liberarsi dal bancarottiere»

Il presidente Vendola davanti a quattrocento persone, in maggioranza giovani, al Terminale Messaggi anche al Pd: «Di troppa furbizia si può morire, dopo Cenni niente sarà come prima»

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PRATO

Doveva venire a Prato e parlar di giovani e cambiamento. Chiamato dai giovani di “Assemblea Libertà e Partecipazione” che da tempo lo "corteggiavano". Non un'iniziativa di partito, insomma. Invece è stato un fiume di parole che travolge giovani e vecchi, il "poeta della politica".

Il primo, scrosciante, applauso per Nichi Vendola che ieri mattina ha fatto il tutto esaurito al Terminale costringendo tanti a stare in piedi (in tutto circa 400), è stato quando ha tuonato contro il sindaco Cenni (a proposito dell'inchiesta giudiziaria su Sasch), emettendo un verdetto ancora prima dei magistrati: «Credo che la prima idea buona per Prato sia sgomberare il campo dalla cattiva politica che occupa il palazzo di città, bisogna cacciare l'amministrazione che governa, liberarsi dalla presenza di un sindaco che è uno scandalo a livello nazionale».

Calato nelle cronache pratesi e pungolato dal giornalista Carlandrea Adam Poli, in un colpo solo Vendola ha firmato una sparata contro il sindaco e una tirata d'orecchie al Pd locale.

«Le cose che si leggono sulla vicenda politica di questa città sono surreali - ha detto -. Non c'è solo un problema che riguarda la qualità della destra che governa, ce n'è un altro che riguarda le colpe del centro sinistra che ha consentito si arrivasse a questo punto di degrado. Prato è anche la dimostrazione di come ci siamo portati dentro la globalizzazione senza consapevolezza. Ci siamo trovati in casa gli effetti della globalizzazione e abbiamo preferito inseguire fantasmi, costruire un'idea negativa dello straniero che smontava i nostri apparati produttivi. Non è vero, quegli apparati erano già smontati: lo straniero si reinsediava laddove fuggivano le imprese locali».

Senza peli sulla lingua, Vendola c'è andato giù pesante, affibbiando al primo cittadino l'attributo di "bancarottiere".

«La vicenda del vostro sindaco non è da leggere solo in chiave politica - ha suggerito -: è il disvelarsi della verità di chi ha costruito il consenso accreditandosi come l'impresa che doveva riscattare il territorio. E poi ne è venuto fuori un bancarottiere».

Detto questo, secondo il governatore pugliese la prospettiva che il centrosinistra possa riconquistare Prato fa rima con una parola sola: primarie. Una partita che, giocata in case importanti come Cagliari, Milano e, non ultima, Genova, finora ha dato ragione ai vendoliani.

«Non ho mai vissuto le primarie come una questione di bottega per guadagnare sindaci "miei". E non m'interessa che a Prato debba sventolare la bandierina di Sel alle primarie. Vorrei s'innescasse una politica interna di cambiamento. A Prato si è perso perché ci siamo persi, perché a un certo punto la sinistra non è stata più distinguibile dalla destra».

E quando il giornalista gli fa notare come recentemente in casa Pd pratese si sia assistito a un dibattito sulle primarie di coalizione - la segretaria Ilaria Bugetti aveva dichiarato che forse «l'elettorato non guarderebbe con simpatia a un partito che si tuffa immediatamente nelle primarie» - Vendola ha lanciato un messaggio politico chiaro: «Credo che di troppa furbizia si possa morire. Se a Prato pensano che, finita la festa del bancarottiere, si torni al passato, si sbagliano».

Manovre politiche a parte, è al cuore dei giovani che Vendola ha parlato, ai tanti ventenni e trentenni in platea. Giovani sono i ragazzi di Alp che in città rappresentano un laboratorio d'integrazione in chiave multiculturale. «Credo che l'esperienza di Zedda a Cagliari possa far capire come intercettare una nuova domanda proveniente dai giovani - ha affermato il presidente di Alp Diego Blasi -. Qui a Prato vediamo come, rispetto ai temi dell'immigrazione, la questione sia stata affrontata con un tratto di continuità rispetto al passato, con l'accostamento sistematico dello straniero alla sicurezza, con la politica "spot" di certi assessori e la loro continua caccia ai cinesi sfruttati mentre "si coccolano" gli sfruttatori».

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