Il dolore
Pronto soccorso, tutto ok ma niente posti letto
Una mattina all’ospedale tra i pazienti in attesa di essere assistiti «La situazione è molto migliorata, il problema è l’uso improprio dei parcheggi»
PRATO
Aspetta e spera. Incrocia le dita due volte. La prima perché le restituiscano la madre 91enne, malata di ipertensione, adagiata su una barella dell'area triage interna. E la seconda perché, in caso di necessità del ricovero, vada tutto liscio come l'olio.
«Il medico che l'ha visitata al pronto soccorso mi ha già avvisato: "Signora, glielo dico subito - mi ha detto -. Se c'è bisogno di ricoverare sua madre, non abbiamo posti letto"».
È il racconto della signora Carla Roberti intorno alle 11 e mezza di ieri mattina, mentre attende che dalla sala d'attesa spunti un camice bianco che le faccia sapere qualcosa. Tutta sconsolata, la madre della signora anziana, si rassegna a passare la mattinata al pronto soccorso: con il marito è arrivata lì dalle 9 in poi con i mezzi propri, mentre la madre è stata trasportata in ambulanza.
«Che devo fare? Se c'è bisogno di ricoverarla dovrò portarmela a casa. Stare su una lettiga provvisoria non è come stare su un letto».
La coppia è un'habituée del pronto soccorso. «Quando siamo venuti a gennaio, era molto più affollato. Comunque - puntualizzano - la situazione è migliorata rispetto a qualche anno fa: le attese sono diminuite e l'accoglienza è più ristrutturata».
E in effetti se in questi giorni i Nas e gli ispettori del ministero effettuassero un blitz a sorpresa nel "Misericordia e Dolce", come sta avvenendo negli altri ospedali d'Italia, molto probabilmente perderebbero tempo. Niente pazienti lasciati in balia di sé stessi ieri mattina, lungo i corridoi e le corsie, a sostare sulle lettighe in attesa di essere dirottati nei reparti o dimessi.
Tutto è migliorabile, certo. Ieri mattina il flusso di casi che si presentano di fronte agli operatori della sala accoglienza e all'infermiere del triage era molto contenuto. C'è un monitoraggio informatizzato sul tabellone colorato posto all'ingresso che segnala il numero dei pazienti in attesa, quelli sottoposti a visita e quelli trattati nelle ultime sei ore. E ieri mattina, intorno alle 10.11, venivano indicati solo un codice verde in attesa (urgenza media) e undici pazienti in visita. L'infermiere all'accettazione è gentile, cerca di farsi un'idea dello status del paziente prima di assegnare un codice. La corsia preferenziale viene data naturalmente ai bambini. E così è. Intorno alle 11 si presentano due donne cinesi tenendo una bimba piccola fra le braccia: per loro è codice rosso e dunque entrano subito. Più in là storce il naso una signora di origine inglese residente da molti anni a Prato. Si trascina zoppicando, con l'aria di chi ha perso la pazienza perché ha dovuto anche pagare il ticket di 25 euro.
«Ho tirato via una pellicina dal piede che mi ha fatto infezione: ora sono costretta a medicarla. Qui dicono che dovevo rivolgermi al medico di base. Sono venuta in auto da sola, il mio dottore si trova dall'altra parte della città, più comodo il pronto soccorso. Come cittadina che paga le tasse ho i miei diritti». Raccapricciante la scena descritta dalla signora: «Prima di me c'era una donna che doveva recarsi per cure in oncologia. Ha dovuto litigare con l'automobilista di un Suv che alla fine ha parcheggiato l'auto per poi allontanarsi oltre i giardini di Sant'Orsola. Non era insomma diretto all'ospedale».
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