Il Tirreno

Prato

Per la ripresa, export e aggregazioni d’imprese

di Barbara Burzi
Per la ripresa, export e aggregazioni d’imprese

Convegno internazionale sul futuro delle Pmi all’università Monash Ma i nodi rimangono il ruolo delle banche e i crediti non riscossi

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PRATO

Per crescere e creare sviluppo anche in Italia occorre andare all'estero, ma le piccole medie imprese chiedono di poter avere accesso al credito con maggiore facilità per finanziare progetti e iniziative. Da ieri il tema è finito in cima all'agenda della Commissione europea. Lo ha detto Daniel Calleja Cresco, direttore generale di Imprese e industria della Commisione europea in occasione del convegno "L'impegno europeo per la crescita e l'internazionalizzazione delle Pmi" organizzato dalla camera di Commercio di Prato. «Dobbiamo fare in modo che il credito arrivi all'economia reale - ha detto - questa è la grande priorità».

Il problema del credito, del resto, è la spina nel fianco delle imprese locali che devono fare i con progetti sempre più ambiziosi senza, tuttavia, poter contare su quella dose di ossigeno necessaria per finanziare le loro idee imprenditoriali. Lo ha ricordato lo stesso presidente della Cciaa Carlo Longo nel suo saluto iniziale rivolto agli imprenditori presenti all'iniziativa, che si è tenuta ieri mattina nella sede della Monash University. «Se davvero la forza motrice per tirare fuori il nostro paese dalla crisi dovranno essere le Pmi - ha dichiarato - è necessario dare agli imprenditori gli strumenti adeguati per mettersi in gioco. Mi riferisco al problema del credito e alle restrizioni sempre più pesanti con le quali le imprese devono fare i conti; il credito deve tornare a finanziare i progetti e l'iniziativa, valutando la solidità dell'idea imprenditoriale, ma lasciando anche spazio ad altri criteri di valutazione».

Nemmeno il "piccolo è bello", che da sempre rappresenta il modello imprenditoriale di riferimento del distretto sembra più funzionare se l'obiettivo delle aziende diventa quello di raggiungere i nuovi mercati emergenti, come quello cinese. Ne è convinto mister Pmi Giuseppe Tripoli, capo dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione al ministero per lo Sviluppo economico: «Per uscire dalla crisi occorre mettere in atto, come si sta facendo, una serie di iniziative che consentano alle imprese di essere più supportate, soprattutto in quei filoni che garantiscono la crescita per l'internazionalizzazione». Ha poi individuato nell'export la leva per la crescita sottolineando che si può andare all'estero anche passando per la rete: «Tra il 2008 e il 2010 - ha spiegato - le imprese che fanno commercio elettronico hanno visto crescere il proprio fatturato dell'1,5%, mentre quelle offline hanno registrato una decrescita del 4,5%». In quest'ottica, però, il tema della liquidità assume grande rilevanza: «Ci sono circa 100 miliardi di crediti non riscossi da parte delle imprese italiane: 60 miliardi da parte della Pubblica amministrazione e 40 da privati». A questo si aggiunge la stretta bancaria: «Per quanto ci riguarda, abbiamo risposto potenziando il fondo di garanzia fino a 20 miliardi di euro», ha detto. Da parte sua, Bruno Scuotto, vice presidente della Piccola industria di Confindustria ha sottolineato che «formazione, partenariato, garanzie e accordi per favorire l'accesso al credito non sono azioni sufficienti se a queste non corrisponderà un cambio culturale che consiste nel superare le forme di individualismo per rincorrere un modello di aggregazione».

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