Il dolore
I beni di Cenni rimangono congelati
Il giudice nomina un consulente e rinvia al 21 marzo. Tempi lunghi anche per l’adunanza dei creditori della Sasch
PRATO
I beni delle famiglie Cenni e Giovannelli rimarranno congelati almeno fino al 21 marzo. E’ l’esito dell’udienza che si è tenuta ieri in Tribunale davanti al giudice Raffaella Brogi, che doveva decidere sul ricorso presentato dal sindaco Roberto Cenni, dalla moglie Elena e da altri 15 ex amministratori di Sasch e Go-Fin contro il sequestro conservativo disposto dal giudice su richiesta dei curatori fallimentari Evaristo Ricci e Leonardo Castoldi.
Ieri è stata la giornata dei rinvii. Oltre a quello disposto dal giudice Brogi, c’è stato quello decretato dal giudice fallimentare Legnaioli, che ha presieduto l’adunanza dei creditori Sasch per la verifica dello stato passivo (tra gli 80 e i 100 milioni di euro).
Ieri mattina una trentina di avvocati si sono messi in fila per definire le singole posizioni dei creditori, ma quelle più delicate sono state tutte rimandate al 16 maggio. Nel fallimento si è insinuato anche lo studio legale Olivetti Rason, che aveva curato la fase del concordato preventivo. Lo studio legale fiorentino chiedeva di essere ammesso per un importo di 2 milioni di euro, ma è stato ammesso solo per 300.000 euro e inserito nella classe dei chirografari, che probabilmente non recupereranno quasi niente. Lo stesso studio legale, protagonista di una dura polemica col gruppo Sasch, nelle scorse settimane, sul ruolo avuto nell’individuazione della misteriosa cordata romana che aveva intenzione di rilevare il marchio, avrebbe presentato in questi giorni alle persone fisiche (cioè Cenni e Giovannelli) una notula di oltre 300.000 euro per la redazione e revisione di una scrittura privata del 28 marzo 2011.
Tra i professionisti che hanno chiesto di essere ammessi al fallimento c’è anche il professor Gianni Baldini, che è subentrato proprio allo studio Olivetti Rason nell’assistenza legale alla Sasch a cavallo tra il concordato e il fallimento. Ma anche nel suo caso i curatori non hanno ammesso il credito (circa 40.000 euro). Se ne riparlerà il 16 maggio.
Tornando all’udienza danvanti al giudice Brogi sul sequestro conservativo dei beni personali per 82 milioni di euro, scattato all’inizio della scorsa settimana, tutte le 17 persone interessate dal provvedimento hanno fatto ricorso e il giudice ha intanto accolto alcune richieste dei legali. In particolare ha ammesso la testimonianza di persone indicate dal gruppo Sasch. Secondo l’avvocato Baldini, gli “informatori” dei curatori (così vengono definiti i testimoni nella fase cautelare) sono stati sentiti senza contraddittorio e dunque le loro testimonianze non potrebbero essere prese per oro colato. Si tratta in gran parte di ex dipendenti del gruppo Sasch. Altri ex dipendenti verranno chiamati a testimoniare all’udienza del 21 marzo e in quelle seguenti.
Perché la questione non è destinata a risolversi in tempi brevi. Il giudice Brogi ha nominato un consulente tecnico d’ufficio, il commercialista Marco Bianchi di Varese, un professionista estraneo alle logiche pratesi, per evitare possibili conflitti d’interesse. Il consulente, dal prossimo 21 marzo, avrà 60 giorni di tempo per consegnare la sua relazione al giudice, e dunque una decisione sul sequestro non potrà essere presa prima della fine di maggio o dei primi di giugno. Nel frattempo il sindaco Cenni e gli altri ex amministratori Sasch confidano nel dissequestro di alcuni conti correnti sui quali vengono accreditati gli stipendi e pagate le bollette.
Paolo Nencioni
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