Sicurezza
Presidente, i miei 10 euro per dare una mano al Paese
Nedo Bettarini ha scritto a Napolitano: «Tutti dobbiamo contribuire». Il Quirinale apprezza e nella risposta rispedisce i soldi al pensionato
di Maria Lardara
PRATO. Non si può dire certo che con la pensione navighi nell'oro. Anzi. Con soli 550 euro al mese - la minima - si tira la cinghia e si fa il possibile per sbarcare il lunario. L'amore però non ha prezzo. E quello di Nedo Bettarini è amor di patria. Batte per l'Italia il cuore di questo ex operaio pratese di 87 anni dal sagace spirito che bene tradisce le rughe, con la grinta di un ragazzino e l'orgoglio di sentirsi pratese "doc". E' amore a tal punto da decidere, un giorno, di prendere dieci euro, d'imbustarle e spedirle per raccomandata al capo dello Stato Giorgio Napolitano.
«Un atto d'amore per la mia nazione, perché non ne posso più vederla andare così a rotoli. Un gesto simbolico nella speranza che venga emulato da altri. In fondo mi sono privato di qualche caffè al bar con i miei amici: lo considero un piccolo sacrificio per far risorgere la mia Italia».
Dovere di italiano, di cittadino innamorato del suo paese. Dovere di "povero pensionato" che vuole contribuire nel suo piccolo a salvare l'Italia. E che accetta le lacrime e sangue prospettate dal professor Monti quando annuncia tagli su tagli.
«Abbiamo toccato il fondo ormai. Monti salverà l'Italia, me lo auguro. Ho piena fiducia in lui perché non è espressione dei partiti. Sono questi ad aver rovinato l'Italia. Certo, diamogli tempo, non può fare miracoli in tre mesi…».E in 87 anni Bettarini ne ha viste di tutti i colori, da destra a sinistra passando per il centro democristiano.
Ma torniamo alla donazione dei dieci euro. Bettarini ha voluto lanciare il sasso. «Quanti sono gli italiani? Circa 60 milioni. Bene, non dico tutti. Ma se almeno 50 milioni facessero come ho fatto io, donando dieci euro, forse si risolleverebbe un po' il nostro paese dal debito pubblico. Sono un povero pensionato, ma penso che anche chi ha poco debba donare qualcosina alla propria patria». Non è finita qui. Il gesto dell'anziano pratese, in pensione dal 1984 dopo 15 anni di onorato lavoro come bottegaio alimentare in via da Filicaia («15 anni di galera», come li ricorda), non è passato inosservato nelle stanze del Quirinale. La risposta della segreteria della Presidenza della Repubblica, con tanto di lettera formale arrivata all'inizio del 2012 a casa Bettarini, un appartamento immerso nel verde di Santa Lucia, recitava così: «Il Capo dello Stato desidera ringraziarla per la testimonianza dello spirito patriottico, ma m'incarica di restituirle l'offerta che potrà destinare per le nobili cause che riterrà più opportune». Firmato Carlo Guelfi, direttore dell'ufficio di segreteria del presidente della Repubblica. Nedo non credeva ai suoi occhi quando il postino gli ha recapitato la lettera. Però è rimasto deluso dal "rifiuto" del suo gesto. Ha seguito le indicazioni della lettera e fatto comunque il suo dovere, donando quegli spiccioli carichi di affetto patriottico a un'associazione pratese di invalidi civili e disabili, l'Apici con sede in via Convenevole. Tutto devoluto in beneficenza, insomma. Nel frattempo Nedo sta alla televisione, segue i telegiornali. E fa il tifo per Monti perché - dice - «non ce l'hanno messo i partiti». «Se si candidasse alle prossime politiche, lo voterei subito».
Intanto i parlamentari con stipendi d'oro li manderebbe subito a casa, mentre invoca sacrifici per tutti. Gli piange il cuore quando vede tanti giovani disoccupati. «Noi pensionati siamo la colonna portante dell'Italia». La sua è una pensione minima che, messa insieme a quella della moglie, porta nel salvadanaio di famiglia meno di mille euro al mese. Il lavoro di commerciante in via da Filicaia, dal 1967 al 1984, non gli ha permesso evidentemente di adagiarsi sugli allori di una vecchiaia dorata. Ma allora Nedo fu costretto a reinventarsi un mestiere, perché quello di operaio di filatura gli stava causando problemi di salute e in particolar modo all'udito. «Con mia moglie non si viveva più: il lavoro al negozio impegnava molto e si rientrava a casa ogni sera tarsi. Quindici anni di galera, non c'era verso godersi la vita». E' la Prato di una volta quella custodita nel cuore di Bettarini: «Ricordi di un passato che mi tengo stretto: la mia città laboriosa di una volta oggi, divenuta così multietnica. Non avrei detto tanti anni fa che si trasformasse in questo modo…»
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