Italia
Estasiati dal Carmignano
Sono i buyers esteri: nuovi mercati in Brasile e Corea
CARMIGNANO
Importatori estasiati dal Carmignano. Colpiti dal suo gusto e dalla sua corposità, dai profumi e dalla storia, ma anche dal prezzo. In fondo un buon vino di Carmignano costa la metà di un Chianti: ancor meno di un Brunello. Ed anche questo, in tempi di crisi (globale) o quando si parla di affari, ha il suo peso.
I viticoltori del Montalbano guardano ai paesi emergenti: Cina e Russia certo, ma anche Brasile e tutto l'estremo Oriente. Lo fanno da tempo e la settimana scorsa un risultato l'hanno centrato. Importatori di mezzo mondo hanno infatti affollato la villa di Artimino, dove tutte e dodici le aziende di Carmignano hanno presentato i loro vini.
Chi c'era ed ha potuto orecchiare, confessa che le maggiori lodi (e sorprese) sono arrivate da brasiliani, coreani e vietnamiti. Un importatore della Repubblica Ceca ha ordinato la sera stessa una serie di campioni. E in attesa del Vinitaly, la fiera di Verona che terrà banco dal 25 al 28 marzo e dove il Carmignano sarà presente nello stand della Camera di Commercio, piccoli e grandi produttori incrociano le dita. Vendere all'estero per il Carmignano non è una novità. Negli Stati Uniti, in Inghilterra ma anche in Svizzera molte delle aziende del Carmignano, la più piccola Doc e Docg d'Italia, tra le più antiche d'Europa, esportano da anni. Da sempre il vino del Montalbano è forse più conosciuto all'estero che in casa.
Ma 130 importatori tutti assieme, tre pulmann pieni di buyers che per una sera si spostati dalla borsa dei vini toscani a Firenze sulle colline del Montalbano, non si erano mai visti. Merito del Consorzio dei vini di Carmignano, che ha organizzato la serata, ma anche segno di un nuovo (e diverso) interesse. «Della dozzina di importatori brasiliani arrivati ad Artimino, almeno dieci non conoscevano il Carmignano. O se lo conoscevano, non lo avevano mai assaggiato - racconta Realmo Cavalieri, sommellier e anima del Consorzio - E naturalmente ne sono stati colpiti». In Brasile un paio di fattorie di Carmignano, Ambra e Capezzana, già vendono: ma è una goccia in un mercato immenso. E i margini di crescita enormi. A sorridere e prendere appunti, nel corso della divertente serata, dove ciascun importatore ha potuto anche sperimentare i migliori abbinamenti con i piatti più vari, sono stati anche polacchi, vietnamiti e coreani. Anche i cinesi, per cui il vino rimane soprattutto uno status symbol, non sembrano essere stati da meno, come i russi e i giapponesi. Se sono rose e fioriranno, lo si vedrà nei prossimi mesi. Ma un punto i viticoltori di Carmignano lo hanno già segnato.
Walter Fortini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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