Il Tirreno

Prato

Il contratto dei bancari Falcri: «Una Caporetto»

di Giovanni Ciattini
Il contratto dei bancari Falcri: «Una Caporetto»

Dalle prime assemblee arrivano le bocciature dei lavoratori Il sindacalista Borella: «Ricadute negative sia per i nuovi che per i vecchi»

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 E’ stato un sì duro da digerire come un sasso. Mettere la firma sull’accordo proposto da Abi per il rinnovo del contratto nazionale dei bancari 2012-2014 non è stato facile per il sindacato Falcri-Silcea. Un sì, obtorto collo, al quale era quasi impossibile tirarsi indietro. Il motivo? Non replicare l’esperienza Fiat-Fiom. La spiegazione la fornisce Pietro Borella, sindacalista Falcri. «Dircredito, Fabi. Fiba, Fisac, Sinfub, Ugl e Uilca - afferma Borella - avevano già firmato nel primo tavolo nonostante che la loro piattaforma fosse stata tenuta di nessun conto da Abi. Ma questa firma equivaleva nella sostanza a rendere già valido il contratto anche a fronte dell’eventuale bocciatura da parte delle assemblee in quanto firmato da sindacati che rappresentano oltre il 55% dei lavoratori. Non firmare - chiarisce Borella avrebbe significato restare totalmente fuori, precludendosi la partecipazione alle assemblee e l’attività sindacale nelle aziende».

Un contratto indigeribile. Secondo Borella sono davvero tanti i punti insoddisfacenti del contratto che, già in due assemblee, hanno fatto dire no a 120 lavoratori su 123 (3 astenuti). «L’aumento a regime è di 170 euro - spiega - e il primo scatto di 50 euro sarà a giugno 2012 e l’ultimo nel giugno 2014. Senza considerare che il contratto era scaduto a dicembre 2010 e non è stata prevista alcuna una tantum. L’aumento medio mensile sarà quindi di 43,93 euro». Ma c’è un inghippo. Questi 170 euro non vengono considerati salario ma Edr, ovvero “elemento distinto della retribuzione”, ovvero è stato deciso che questi soldi non andranno considerati né per il Tfr né per la previdenza complementare, il che fa scende l’effettivo valore, secondo Borella, a 39,5% di salario medio mensile.

Anzianità congelata. L’accordo prevede il congelamento degli scatti di anzianità per 19 mesi: dal 1 gennaio 2013 al 31 luglio 2014. «Questo equivale - chiarisce Borella - a far salittare in avanti gli scatti previsti. Per i giovani entrati un paio di anni fa, calcolando il peso nell’arco della loro intera vita, questo significa la perdita netta di 10mila euro. Una norma, quindi che massacra i giovani»

Ma anche i vecchi, sottolinea il sindacalista Falcri, hanno poco da sorridere. Per tre anni, dal gennaio 2012 al dicembre 2014, la liquidazione o Tfr, sarà calcolata solo su stipendio e scatti, escludendo tutte le altre voci della busta paga. straordinario, indennità di cassa, ad personam, premi ed incentivi. La perdita viene giudicata: un cassiere può perdere anche 1200-1400 euro.

«Abbiamo abbattuto il precariato». «E’ uno slogan che piace all’Abi - evidenzia Borella - ma è destituito di fondamento. E’ stato creato un fondo per l’occupazione senza alcun obbligo da parte delle banche di assumere davvero dei giovani. E inoltre questi soldi sono soltanto i lavoratori a doverli versare attraverso questo accordo di solidarietà cedendo una giornata di lavoro, gli impiegati, un giorno delle festività soppresse, i quadri direttivi, per i prossimi cinque anni. Il contratto è valido fino al 2014, ma questa parte durerà fino al 2016. Abi ha inoltre dichiarato che in questo modo si faranno 5000 assunzioni l’anno per tre anni attraverso il fondo (195 milioni di euro). Ma non esiste alcun obbligo, anzi, vi è già un piano di esuberi da qui al 2015 per 16.556 addetti». La spiegazione, afferma Borella, sta nel fatto che saranno gli stessi lavoratori a pagarsi di tasca propria le riduzioni di orario che le aziende, prima o poi, prospetteranno ai lavoratori. E le ipotesi di orari di apertura prolungati fino alle 22 o il sabato mattina? «Credo che si realizzeranno in casi molti limitati, perché i costi organizzativi sono elevati e le ricadute ridotte» commenta Borella. Pollice verso, dunque. Ma che senso ha andare nelle assemblee e votare no? «E’ un no politico. Perché è l’ora di finirla di sottoscrivere gli accordi senza ripassare prima della firma dalle assemblee dei lavoratori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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