Sicurezza
La scuola e il rugby i grandi amori del preside
Memorabili in città le sue battaglie sulla didattica e la legalità
PRATO
Luigi Nespoli è stato uno dei presidi più conosciuti in città. Un uomo che ha dedicato la vita alla scuola, portando avanti battaglie sul fronte della didattica, della legalità e del riconoscimento della disabilità come risorsa, nello sport e tra i banchi di scuola.
Nespoli è stato anche allenatore di rugby e del rugby si è fatto accanito sostenitore in città, costituendo anche una squadra femminile.
Il suo temperamento battagliero e la sua integrità hanno fatto di lui, negli anni, un pratese doc e un osservatore attento di una città in continuo cambiamento.
Oggi il professor Nespoli è in pensione e tra un soggiorno a Sorrento e una trasferta dei Cavalieri, si gode il meritato riposo a Prato, dove vive con la famiglia dal 1989.
Una città ordinata
«Mi ricordo ancora il giorno che sono arrivato a Prato per il concorso di dirigente scolastico. Era il 9 settembre del 1989, un sabato mattina. Impiegai quasi ventiquattro ore per raggiungere Prato, su un treno degli emigranti. Quelli che fanno le fermate in tutte le stazioni, con i vagoni affollatissimi. Prato mi affascinò subito: era una città ordinata, con mezzi pubblici funzionanti. Trovai casa in via Tirso, zona Ciliani. Io venivo dal Sud e Prato per certi aspetti era all'avanguardia. Ricordo le autiste donne della Cap ad esempio, che da noi non esistevano e questi dipendenti della cooperativa, efficienti, che guidavano i pullman, spazzavano, controllavano i biglietti e amavano il loro impiego».
Una scuola migliore
«A Prato non ho mai fatto l'insegnante. Mi è capitato, ma solo per sostituire qualche professore in classe. Sono stato preside del liceo Rodari per ventuno anni, 13 dei quali con la reggenza anche al classico Cicognini. La prima sede della scuola, quella in via Bicchierai, nella ex scuola media Salvo D'Acquisto, ci diede non pochi problemi. La scuola allora era ad indirizzo magistrale e aveva pochi iscritti. È vero, sono stato un preside discusso: io credo nel rigore, nella puntualità e nella legalità. Ho combattuto con i ragazzi che volevano occupare l'istituto; ho scritto ai Ministri per i tagli e le classi numerose; ho chiamato le forze dell'ordine segnalando casi di spaccio a scuola, perché purtroppo, la droga è ancora un fenomeno diffuso. Molti mi hanno criticato, ricordo le polemiche quando feci mettere il distributore dei profilattici a scuola. Diciamo che ho cercato sempre di onorare la maglia che portavo, come si fa nello sport».
Il rugby nella scuola
Già, lo sport. Il rugby è stato sempre una delle grandi passioni di Luigi Nespoli.
Già a Napoli il preside era stato tra i fondatori di una squadra femminile. Un'impresa che tentò anche a Prato. Introducendo poi, in collaborazione con il Trofeo Città di Prato, il rugby come disciplina sportiva scolastica per i ragazzi e le ragazze.
«Grazie alla collaborazione di alcuni insegnanti di educazione fisica, facemmo un lavoro di grande promozione sul rugby. La squadra femminile l'ho portata anche ad Amsterdam e ho allenato ragazzi e ragazzi che poi hanno fatto molta strada. Ho sempre cercato di spronare i giovani, di portarli in campo, anche quelli diversamente abili. Questo sport ci ha dato tante soddisfazioni».
La scuola e la società
«In tanti anni di dirigenza scolastica, la scuola l'ho vista cambiare con la società. Non ho mai avuto troppo a che fare con l'integrazione dei ragazzi stranieri, al Rodari non ce ne sono mai stati tanti. Ma piuttosto con altri fenomeni come il bullismo e la droga, qualche volta faticando a dialogare con le famiglie, perchè oggi - si sa - l'istituzione scolastica ha perso di credibilità agli occhi dei genitori, che sono diventati estramente tolleranti nei confronti dei figli. La scuola purtroppo è stata spesso oggetto di demagogia, anche da parte dei politici. Prendendo parte a molti scambi, mi è capitato di conoscere altre realtà scolastiche europee, come quella tedesca, dove le cose funzionano meglio: i professori guadagnano il doppio e c'è un altro tipo di sistema anche per le cattedre ».
Il rapporto con gli studenti
«Con qualche studente durante le occupazioni mi ci sono preso. Ma i veri ricordi sono altri: il recupero di Pinori ad esempio, un ragazzo diversamente abile con cui abbiamo portato avanti un piano di recupero pomeridiano, grazie anche alla disponibilità della famiglia, i progetti e tutte le battaglie vinte insieme ai ragazzi e i successi nello sport».
Il pallino per la scrittura
«Anche come preside non ho perso il vizio. Ho sempre letto tanto e scritto tanto, da quando ero professore. Ho pubblicato due libri sul rugby e oggi mi diverto a tenere un sito internet, dove pubblico riflessioni e altro. Sono anche stato giornalista, tanto tempo fa ho collaborato con il Tirreno, con qualche pezzo di sport».
A Prato si vive ancora bene
Nonostante Nespoli abbia trascorso le sue giornate prevalentemente a scuola, la città l'ha sempre vissuta, frequentando il centro e gli spazi pubblici.
Un'abitudine che non ha perso, oggi che è in pensione.
«Mi piace andare a passeggio nel corso, fare le vasche e andare al cinema. Frequento le sale del centro, quelle che ancora ci sono rimaste, i teatri e i ristoranti. Mi piace andare a mangiare alla trattoria “Da Soldano”, il rapporto prezzo qualità è ottimo. Ho mantenuto casa a Prato, perché qui c'è mio figlio, la città è ancora vivibile, c'è una bella pista ciclabile, i servizi pubblici funzionano ( io uso solo quelli per spostarmi), anche se nei mesi invernali io e mia moglie preferiamo scendere a Napoli, che fa più caldo. Le mie abitudini non sono cambiate: leggo molto, passeggio, vado a teatro, seguo il rugby. A scuola però non ci sono più tornato dopo la pensione. Il mio mandato è finito e non amo le celebrazioni patetiche. In questo credo di essere stato influenzato dalla lettura di Salvatore di Giacomo, che racconta in un suo romanzo l'ossessione per il lavoro di un ex impiegato. Impiego bene il mio tempo e non mi annoio. Bisogna prendere con i filosofia i cambiamenti e accettare la fine dei cicli».
La popolazione cinese
«L’aumento della popolazione cinese di questi decenni personalmente l'ho vissuto bene. I diritti e i doveri dei cittadini, non prescindono dall'appartenenza etnica. Credo piuttosto che l'immigrazione a Prato sia diventata problema, nel momento in cui si è rotto un equilibrio. Anche in questo caso l’errore è stato a monte. Negli anni Novanta i pratesi hanno chiuso un occhio, permettendone l'accoglienza senza alcuna regola. In quegli anni i primi sfruttati sono stati proprio i cinesi. Troppo facile oggi fare i blitz e le retate. Il problema non sta certo nella diversità».
La fede politica, un tempo...
Il professor Nespoli in città non ha mai nascosto le sue idee politiche.
Democratico e simpatizzante per la sinistra, ma su alcune questioni si è dichiarato d’accordo con la destra.
Spesso la coerenza con le sue idee lo ha portato a scontrarsi con politici, anche se oggi nella politica non ha più la fiducia di un tempo.
«Io sono sempre stato per l'ordine pubblico - ricorda il professore -, nella scuola come nella società e le mie posizioni non sono sempre state condivise. Oggi, però, credo si sia perso di vista cosa significhi stare dalla parte del popolo».
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