La manifestazione
Gelo, danni agli animali e alle olive
Ciani: «L’unione dei Comuni ha chiesto aiuti alla Regione». Il pastore: «Meno latte e aumentate le spese per il mangime»
VERNIO
Finito il clima siberiano si fanno i conti dei danni che il grande freddo ha procurato alle aziende agricole e agli allevamenti. L'unione dei Comuni, ha realizzato sedici viaggi per trasportare acqua e fieno destinato agli animali di cinque aziende sparse tra Vernio, Cantagallo e Vaiano. «Il 30% degli allevamenti della Val di Bisenzio - spiega il presidente dell' Unione dei Comuni Marco Ciani - sono stati compromessi dalle rigide temperature. Inoltre prima la siccità e poi il gelo, hanno bruciato i pascoli. Con l'arrivo della primavera ci saranno sicuramente altri danni a cui fare fronte. Intanto, tramite Uncem abbiamo presentato alla Regione una richiesta di aiuto che è stata estesa anche gli ulivi».
Stimare i danni è un'operazione difficile perché le aziende sono parcellizzate nel territorio, ma sicuramente molte hanno avuto problemi per la filiazione degli animali: il freddo ha ucciso diversi esemplari e ha inibito il parto per altri. Un problema che ha dovuto affrontare anche Attilio Ruggia, pastore di capre che ha fatto il campo base a Segalari sopra Vernio. «Gli animali - spiega - sono delicati in questi giorni ho dovuto accudirli con una particolare cura per evitare che morissero di freddo. Ho spesso acceso un fuoco fuori dalla stalla per riscaldare l'ambiente, questo ha sicuramente contribuito a salvarli, nessuno è morto e un paio hanno anche figliato, ma i danni economici sono pesanti». Effettivamente chiusi in una stalla gli animali devono mangiare il fieno e alimenti secchi che prevedono una maggiore quantità di acqua, circa due litri ciascuno. «Con il freddo mi si sono ghiacciate le tubature, così mi devono portare l'acqua a domicilio - spiega Ruggia - inoltre le spese per il mangime sono aumentate, e la quantità di latte è compromessa. Un anno veramente da dimenticare».
A questo si aggiungono anche una serie di leggi che rendono ancora più oneroso l'allevamento delle bestie. «Per macellare un capretto - spiega Ruggia - devo rivolgermi al macello di Lucca. Per venire a prendere l'animale ci vogliano 120 euro a cui si aggiungono 15 per lo smaltimento delle interiora. Con questi prezzi a quanto dovrei vendere un capretto?» Eppure nonostante le difficoltà Ruggia, che prima faceva il gommista, non si è mai pentito di aver cambiato lavoro. «I guadagni sono decisamente inferiori , bastano appena per vivere, i sacrifici sono tanti, ma a me piace stare con questi animali e vivere all' aria aperta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
