Il Tirreno

Prato

La città etrusca sarà a portata di Ipad

di Maria Lardara
La città etrusca sarà a portata di Ipad

Grazie ad un progetto dell’istituto Sant’Anna di Pisa, verrà ricostruito il sito archeologico di Gonfienti

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PRATO

Immaginate di camminare a piedi per la città etrusca con un palmare in mano. A spasso su una striscia di terra di venti ettari compresa tra il Bisenzio e la Calvana. Provate a rimettere insieme i pezzi della quotidianità dentro la domus etrusca e a sognare la vita intorno a quelle file di pietre bianche, risalenti a oltre 2500 anni fa. Sembrerà di toccare con mano piatti e coppe da dispensa, olle e bacili in bucchero, gli oggetti della tipica ceramica etrusca. Tutto quello che una passeggiata "reale" fra gli scavi ormai fermi dal 2007 non consente, potrebbe permetterlo un itinerario virtuale fra quelle testimonianze del passato, attraverso uno schermo in 3D o un'applicazione su iPad.

Il binomio tra tecnologia e archeologia potrebbe così salvare dall'oblio il patrimonio di Gonfienti, grazie una ricostruzione in digitale che lo renda fruibile alle generazioni presenti e future. La premessa di fondo è che l'attuale sito acquisti un minimo di dignità: la recinzione di sicurezza dell'Interporto, la strada sconnessa per arrivarci e la mancanza di un cartello "turistico" fanno dimenticare che lì giace sotto le erbacce la memoria etrusca.

Intanto su indicazione della Provincia e dell'assessore alla Cultura Edoardo Nesi che li ha contattati, all'Istituto di Management della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa si pensa a come mettere a punto un progetto multimediale e interattivo su Gonfienti: il primo passo sarà la stesura di uno studio di fattibilità coordinato da Alberto Di Minin, ricercatore di successo approdato al Sant'Anna di Pisa dopo una lunga esperienza all'università di Berkeley in California, che coinvolga tutti i potenziali soggetti portati di competenze e di tecnologie.

È la prima volta che al suo dipartimento capita di applicare i concetti di innovazione di un modello di business a un'operazione di recupero del patrimonio archeologico. In parole povere per Di Minin, che per motivi personali non ha partecipato all'appuntamento del 28 gennaio scorso a "Comunicare e Futuro" (workshop al Museo del Tessuto), bisogna trovare il modo di convincere un turista a venire a Prato ed "emozionarsi" alla vista degli scavi di Gonfienti. «La priorità è quella di preservare un patrimonio archeologico per le future generazioni, ma per farlo possiamo anche pensare a un modo per renderlo fruibile nel presente. La concorrenza di altri siti archeologici in Toscana è grande. Come convincere allora il visitatore a spingersi fino a Gonfienti? Il tradizionale modello di business di un parco archeologico può essere migliorato: abbiamo patrimoni artistici famosi difficilmente fruibili. Vogliamo cercare di capire la storia che la terra ci sta restituendo dal passato, immaginarla di nuovo e magari riprodurla. Cercheremo di organizzare entro l'anno vicino a Gonfienti un workshop per coinvolgere attori locali, le varie competenze sul territorio, e anche esperti di archeologia e di nuove tecnologie: intellettuali, artisti e registi. Il nostro ruolo è mettere intorno a un tavolo tante teste pensanti. Non uno studio di fattibilità calato dall'alto, ma costruito e condiviso insieme ai potenziali attori che vorremmo far appassionare a Gonfienti. Le istituzioni pubbliche potrebbero così trovare delle partnership con aziende private del settore per realizzare insieme questo progetto». Le vie del digitale sono infinite: le meraviglie di Gonfienti potrebbero aprirsi sullo schermo di un iPad, oppure si potrebbe riprodurre una città virtuale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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