Il dolore
“Il vizietto”, una commedia con tanto ritmo
Massimo Ghini e Cesare Bocci, protagonisti al Politeama dello spettacolo di Romeo Piparo
PRATO
Massimo Ghini e Cesare Bocci nei panni di una coppia di fatto gay nel musical "La Cage aux Folles. Il Vizietto". Lo spettacolo, con la regia di Massimo Romeo Piparo stasera ( ore 21) e domenica (ore 16) è atteso al Politeama pratese.
Accanto ai due protagonisti sul palco saliranno venti cantanti e ballerini sui tacchi a spillo e sei Drag Queen. Il risultato- lo spettacolo ha già superato le 70 repliche- è una commedia dal ritmo incessante che diverte, commuove e sorprende. La vicenda vede protagonisti Renato e Albin, una coppia gay che gestisce un locale notturno per travestiti e che da vent'anni cresce Laurent, figlio di Renato, nato da una fugace relazione eterosessuale con una ballerina.
Come si è sentito a indossare i panni di una Drag Queen?
Massimo Ghini: «Non nascondo che quando mi hanno offerto questo ruolo, sono rimasto sorpreso. Interpretare il personaggio di Albin è stata per più aspetti una sfida: non solo perchè indosso panni femminili, ma anche perchè canto, ballo e passo dal comico al tragico».
Anche quello di Renato è un ruolo complesso. Perché è un gay che fa il padre, una cosa insolita ancora da noi in Italia.
Cesare Bocci: «Non solo fa il padre, ma è il compagno di Albin che è una star difficile e il padrone di un locale notturno. Ho affrontato questo ruolo con semplicità, anche perchè trovo che il copione sia scritto magistralmente. Quanto alle coppie di fatto, in Italia questo è ancora un tema spinoso. Io lo vedo nella mia vita privata, io e la mia compagna conviviamo da anni e abbiamo una figlia, ma non ci vengono riconosciuti gli stessi diritti delle coppie sposate e questo in uno stato laico non è tanto giusto».
Che cosa intende quando dice che passa dal comico al tragico?
Massimo Ghini: «In questo lavoro si ironizza molto sul trasvestimento e l'ambiguità, ma l'omosessualità è anche vissuta con sofferenza. Renato chiederà ad Albin di non partecipare al matrimonio del figlio, per non destare scandalo. Si sente il peso della discriminazione, la violazione dell'identità, la sua drammaticità. Infatti il primo atto si chiude con una canzone che è quasi un inno alla diversità".
Quali sono state fino ad ora le reazioni del pubblico?
Cesare Bocci: «Qualcuno si è commosso, la gente è rimasta sorpresa perché forse pensava di venire a vedere solo una farsa sul travestimento. E invece alla fine ci hanno sempre regalato calorosi applausi. Mi piace raccontare questo aneddoto: mia mamma che ha 91 anni ha fatto ottanta chilometri per venire a vedere lo spettacolo e mi ha ringraziato». (m.m.)
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