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Il distretto tessile alla ricerca del progetto buono per il rilancio

di Alberto Vivarelli
Il distretto tessile alla ricerca del progetto buono per il rilancio

Incontro della Cna sullo stato di salute dell’artigianato Potenza: «Dobbiamo dare la scossa al manifatturiero»

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PRATO

La voglia – e la necessità – di ripartire ci sono; ci sono anche i progetti, semmai manca “il” progetto. E manca anche chi si metta con decisione, alla guida del Rinascimento economico pratese che parta da qualcosa che renda finalmente visibile il territorio, una specie di marchio d’area, un “Made in Prato” di cui si sente tanto il bisogno nel manifatturiero ma che per ora resta confinato ai celebri cantuccini.

Potrebbe essere questa la “scossa” al distretto auspicata da Anselmo Potenza, presidente della Cna pratese nel corso dell’incontro “Così vanno le imprese a Prato”, ovvero il rapporto congiunturale del primo semestre 2011, realizzato da Localglobal in collaborazione con l’Istat?

Sicuramente, ha sostenuto Potenza, occorre «creare un contesto attorno alle imprese». Sì, ma chi deve guidare il cambiamento?, ha chiesto Lamberto Gestri, presidente della Provincia.Una domanda rimasta in sospeso.

L’indagine. Le necessità della ricerca di confrontare periodi analoghi, offre una fotografia diversa da quella attuale. La ripresa del tessile segnalata un anno fa, è finita dopo le ferie estive e la percezione dell’andamento economico è fortemente negativa. Del resto, i numeri sono impietosi: gli investimenti di quel periodo, che rappresentano l’ipoteca sul futuro delle imprese, sono crollati del 95,8%, il fatturato complessivo aveva mostrato una buona dinamica (+1,8%), ma i consumi avevano subito una contrazione del 3%. E se il tessile aveva fatto segnare un +7,4%, dal crollo verticale della metalmeccanica (-30%) erano arrivati segnali molto preoccupanti. Insomma, pochissimi sorrisi spazzati via a settembre.

Un quadro reso ancor più sconfortante dal direttore della Cna, Fabio Mazzanti: «Ci sono decine di milioni di euro di finanziamenti che non vengono intercettati sul territorio, altri sono fermi, altri ancora sono stati abbandonati. Cos’è – ha chiesto – che ci impedisce di utilizzare queste risorse?».

«A Prato - ha detto Lamberto Gestri, presidente della Provincia - sono tante le imprese che hanno attinto ai finanziamenti pubblici, sia europei che regionali: dove sono finiti? Non si vedono. Questo fa parte della coscienza collettiva della città».

Domande semplici, più complesse le risposte, e la politica non ha certamente un ruolo marginale. Come ripartire, dunque. Sicuramente con meno individualismo, con più “rete”. E forse anche con una ricetta un po’ più keynesiana, pur sapendo che le disponibilità finanziarie degli enti pubblici sono bloccate dai patti di stabilità che, tra le altre cose, stanno strangolando le imprese.

L’analisi. Ripartire, è il nocciolo della questione. Un tema proposto alla discussione da Gestri con grande realismo: «In una crisi come questa, qual è – ha chiesto – il livello sul quale dobbiamo consolidarci per poi ripartire? Qual è il livello di consapevolezza su queste questioni?» Poi ha avvertito: «La ristrutturazione alla fine lascerà davvero poco, anche se il tessile rimarrà l’asse portante del nostro sistema economico».

«Siamo stati uniti nella crisi di Prato – ha ricordato l’assessore comunale Annalisa Nocentini, che la crisi del distretto l’ha vissuta anche da sindacalista Uil -, ma non siamo stati conseguenti nel mettere in piedi un progetto comune per la città. Abbiamo tanto bisogno dell’aiuto della Regione ma i bandi regionali, così come sono concepiti, non possono essere utilizzati dai Comuni».

Un lettura “generalista” che non è piaciuta a Ilaria Bugetti, segretaria provinciale del Pd e sindaco di Cantagallo che, a proposito di progetti, ha invitato ciascuno alle proprie responsabilità politiche: la nuova giunta di centrodestra, ha ricordato, ha buttato via progetti già pronti come l’area ex Banci e «sul “Progetto Prato”, aspettiamo ancora risposte dalla giunta Cenni». Ma al netto delle polemiche, la necessità di mettersi tutti allo stesso tavolo, ha sollecitato Bugetti, è strategica.

E sempre parlando di idee, Carlo Longo, presidente della Camera di commercio, ha ricordato che all’ente camerale il Tavolo del distretto chiese un progetto (“Prato in progress”), regolarmente effettuato, pagato e consegnato che però non ha avuto seguito.

«Forse - ha sollecitato il presidente - varrebbe la pena di tornare a lavorarci perché è un progetto fatto con le imprese. Insomma, non ripartiamo da zero».

Il tessile. A Prato le aziende tessili sono 800, un centinaio sono di medio livello che produce l’80% del fatturato, le altre sono piccole imprese.

Un tessuto ricco ma disarticolato, caratterizzato da un fortissimo individualismo, ovvero l’esatto contrario di ciò che occorrerebbe per poter agganciare la ripresa quando arriverà.

«Nonostante la crisi - ha ricordato Gestri - a Prato di aggregazioni e sinergie non si parla mentre dovremmo fare anche una riflessione sull’ingresso delle aziende cinesi nella filiera». Analisi sulla quale ha concordato Carlo Longo: «Abbiamo imprese troppo piccole, dobbiamo farle crescere e crearne di più».

Poi il presidente è andato al cuore del problema suggerendo un percorso suggestivo: «La crescita si potrà avere – avverte – solo con l’esportazione perché il mercato interno è asfittico. In Italia sono 5mila le imprese che esportano sistematicamente, altre 80mila in modo occasionale. Questo vuol dire che tutte le piccole imprese devono essere accompagnate nel mondo. La Camera di commercio è già al lavoro in questo senso sotto forma di formazione per i giovani imprenditori».

Unità di crisi. E’ la proposta lanciata dal presidente Gestri, una «unità di crisi vera, sfidando anche la Regione Toscana».

Strumento proposto anche da Mazzanti «per superare le divisioni in una città che ha una storia di accordi e di concertazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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