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Prato

«Un socio cinese? Chissà» La Grotta di Bacco non lo esclude

di Maria Lardara
«Un socio cinese? Chissà» La Grotta di Bacco non lo esclude

Franco Gori, titolare dell’osteria, lamenta una scarsa attenzione da parte della giunta comunale «Non si fa nulla per cercare di valorizzare piazza San Domenico: mai un mercatino, mai un’iniziativa»

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PRATO

Guai a gettare la spugna. Una vita che non sia dietro ai fornelli sarebbe impensabile. E quel locale scavato nella pietra che fa tanto storia di Prato, con fotografie in bianco e nero appese alle pareti, trasuda affetti e ricordi: il vinaio "storico" di oltre un secolo fa, in piazza San Domenico, era un lontano antenato di Franco Gori, oggi titolare dell'osteria "La Grotta di Bacco".

Eppure si tira la cinghia: gli affari vanno bene ma gestire tutto in famiglia, tra tre persone (padre, madre e figlio), non è facile.

Intanto i sedani alla pratese e i tortelli al cinghiale, delizie con cui Gori ha deliziato tante generazioni di imprenditori pratesi dai tempi del Sasso D'Oro (è il fondatore dello storico ristorante di via Firenze, aperto a fine anni Settanta), resistono eroicamente in una piazza che ormai riproduce una Chinatown in miniatura all'ombra della chiesa duecentesca.

Finché la tentazione di portare un altro socio nella compagine familiare dell'osteria (rilevata nel 2008) non si è materializzata su una pagina annunci di "Its China", periodico bilingue a diffusione gratuita (il direttore editoriale è il presidente di Associna Marco Wong) nella comunità cinese. Il riferimento - si legge - è a un ristorante in piazza San Domenico, "locale munito di tutte le licenze e pienamente in regola".

«Pubblicammo l'annuncio circa un mese fa, presi in famiglia da un momento di stanchezza - ammette Gori -. Qui andiamo avanti con una piccola gestione familiare, non siamo in grado di assumere dipendenti. Non è mia intenzione lasciare l'attività, ma semmai di portare dentro un nuovo socio. E, perché no, cinese, se è un imprenditore valido e con la mentalità aperta? Finora comunque all'inserzione non ha risposto nessuno. Da qui - precisa infine - non me ne vado».

D'altro canto, i vicini con gli occhi a mandorla (il ristorante è sotto l'assedio dei bar cinesi, frequentati per lo più da una clientela romena e albanese) non sono il vero cruccio del mago dei sedani ripieni che, semmai, si lamenta per altri motivi.

«I cinesi sono lo specchio dei pratesi di una volta, lavoratori instancabili da mattina a sera. Il problema è l'attenzione dedicata a questa piazza dentro le mura: abbiamo di fronte una chiesa duecentesca suggestiva, prigioniera delle auto parcheggiate ovunque. Perché l'amministrazione non valorizza piazza San Domenico? Perché, ad esempio, non ridurre i posti auto ai piedi della chiesa per creare degli spazi verdi e ricavare del parcheggi dal marciapiede fin troppo largo? Mai che qui venga fatto un mercatino di domenica. Siamo in pieno centro storico, ma veniamo trattati come commercianti di serie B. Questa viene considerata una piazza di passaggio per auto e Lam. Anche d'estate, durante i giovedì sera di luglio, rimane aperta alle auto ».

E il figlio Carlo rincara la dose.

«Può sembrare un paradosso ma l'unico momento dell'anno in cui viene organizzato qualche evento nella piazza è il Capodanno cinese. Durante l'ultima sfilata del dragone abbiamo avuto diversi clienti a pranzo. Per il resto, la piazza non è stata nemmeno inserita nel circuito dei prossimi festeggiamenti del Carnevale in centro storico».

Da qualche mese, lanciando una provocazione, Gori ha addobbato la soglia del ristorante con le strisce del tricolore con tanto di colorato cartello che recita due parole: "Little Italy".

Non è casuale il richiamo al famoso quartiere italiano a Manhattan.

«Perché i passanti ci scambiavano per cinesi visto che siamo rimasti l'unico locale italiano della piazza», sottolinea la moglie Nicla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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