Sicurezza
Alluvione, il Tar ordina: «Risarcite il vivaista»
PRATO Era l'unico rimasto a bocca asciutta tra coloro che, molte famiglie e poche imprese, avevano chiesto un risarcimento per l'alluvione del Natale 2009 al Calice. Una notte di piogge abbondanti, l'...
PRATO
Era l'unico rimasto a bocca asciutta tra coloro che, molte famiglie e poche imprese, avevano chiesto un risarcimento per l'alluvione del Natale 2009 al Calice. Una notte di piogge abbondanti, l'argine del torrente che si frantuma e manda all'aria il lavoro di una vita nel vivaio di famiglia. Il verdetto: quasi 420mila euro di danni stimati per il florovivaista Rinaldo Galli e il figlio Maicol. Che si leccano ancora le ferite per quel disastro che, a suo tempo, li costrinse anche a licenziare un dipendente. Al danno seguì poi la beffa. Perché per un cavillo formale legato alla tempistica della documentazione inviata alla Provincia, nel dicembre 2010 l'azienda non fu ammessa ai contributi erogati dalla Regione. Padre e figlio, assistiti dal legale Luciano Barletti, non hanno voluto darsi per vinti. Si sono appellati alla giustizia e ora una sentenza del Tar del Lazio di qualche giorno fa rende merito alla loro paziente attesa. Esulta alla notizia Maicol Galli: «Avevamo presentato il ricorso e l'abbiamo vinto: avevamo tutte le carte in regola per richiedere l'indennizzo nei tempi prestabiliti. Un'altra buona notizia è che il Tar obbliga la Provincia di Prato a pagare le spese legali pari a 2500 euro che avremmo dovuto sostenere noi».
Il coinvolgimento della Provincia si spiega con il fatto che toccava a quest'ultima raccogliere le domande di risarcimento da inoltrare alla Regione (che aveva stanziato i fondi). Rispetto agli oltre 400mila euro di guai messi in conto da un perito del tribunale, per il vivaista sarebbe stato indennizzato il 90% sul 30% dei danni stimati. Circa 130mila euro di rimborso che, ora come ora, sono meglio di niente visto che per rimettersi in piedi l'azienda ha dovuto sostenere spese non differenti su quei sei ettari di terra spazzati via dall'impeto dell'acqua. Stando al racconto dei Galli, la Provincia aveva inviato al titolare dell'azienda una lettera con la richiesta d'integrare entro 15 giorni la documentazione necessaria per inoltrare alla Regione l'istanza del rimborso. Lettera che i Galli si sono visti recapitare di sabato mentre la Coldiretti di Pistoia, associazione che ha curato la pratica, se l'è vista notificare di lunedì. L'associazione, dal canto suo, aveva tenuto conto della propria notifica trasmettendo gli atti l'ultimo giorno utile, ma secondo la Provincia di Prato dopo 15 giorni. «Secondo il nostro legale il ritardo non c'è mai stato e il fatto di stabilire un tempo massimo di 15 giorni per mandare dei documenti a integrazione si configurerebbe come abuso di potere - sottolinea Galli - Rriformuleremo così la domanda per avere diritto ai rimborsi. Non importa se i fondi sono esauriti: a questo punto sono risorse che in Regione dovranno trovare».
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