Sicurezza
Sul traliccio dell’alta tensione per uccidersi
Gesto disperato di un 39enne, padre di una bimba, da quasi quattro mesi senza lavoro
PRATO
Purtroppo non è né il primo né l'ultimo. E' un brutto film già visto quello di tanti padri di famiglia che perdono il lavoro e non sanno come andare avanti. Stavolta però il protagonista, un pratese di 39 anni disoccupato da metà novembre e con moglie e figli a carico, ha rischiato il triste epilogo. Un modo plateale per avanzare una richiesta di aiuto: martedì mattina Fabio R. si è arrampicato su un traliccio dell'alta tensione (all'altezza della rotonda tra via Roma e via Baciacavallo), dal quale ha minacciato il suicidio. A freddo ha voluto raccontare al Tirreno le ragioni di quel gesto sventato grazie all'intervento della polizia.
«Chiedo al mio datore di lavoro di mettersi una mano sulla coscienza e di riprendermi al lavoro», è l'appello di Fabio. Il contratto che lo legava a una grossa tintoria di Seano era scaduto il 30 novembre scorso ma, stando alla testimonianza dell'ex operaio, il titolare gli avrebbe promesso una riassunzione a gennaio.
«Ma quell'assunzione non è mai arrivata e io non so come fare a pagare 700 euro d'affitto al mese e a mantenere la famiglia. Anche mia moglie è disoccupata».
Ufficialmente la professione di Fabio è quella dell'elettricista, ma all'occorrenza il giovane si è anche arrangiato con altri lavori. La crisi del tessile l'aveva lasciato a piedi nel 2009 e in quell'occasione Fabio era andato a vivere dai genitori pensionati insieme a tutta la famiglia.
Nelle ultime settimane, è stato tutto un viavai con un curriculum in tasca, girando tra agenzie di lavoro e sportelli del centro per l'impiego.
«Martedì mattina i poliziotti mi hanno accompagnato ai servizi sociali del Comune dove ho spiegato la mia situazione. Ciò che voglio è lavorare».
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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