Attenzione
«Andiamo avanti» con imbarazzo
Il centrodestra fa quadrato attorno al sindaco ma affila anche le armi sulla tesi del complotto
PRATO
L’ordine perentorio che proviene dalle segreterie dei partiti di centrodestra è «andare avanti compatti». Ma l’imbarazzo e soprattutto l’incertezza sono palpabili. Si aspettano gli eventi, soprattutto giudiziari, che possono da un giorno all’altro provocare nuovi terremoti nella stabilità del sindaco Roberto Cenni. Sbandamento , questo il clima dei Palazzi e prima di tutto in Comune: il fallimento Sasch, il sequestro cautelativo, tra gli altri, dei beni della famiglia Cenni, l’inchiesta per bancarotta fraudolenta del gruppo che fa capo all’impreditore-sindaco, sono temi entrati nelle discussioni politiche dei gruppi consiliari, a destra come a sinistra. E la preoccupazione ora, soprattutto in casa Pdl, sono le prospettive. La convinzione è che il sindaco Roberto Cenni andrà avanti col mandato: le dimissioni non sono all’orizzonte. «Ovviamente - sussurrano persone a lui vicine - se dalla procura non arriveranno brutte sorprese ulteriori e se psicologicamente riuscirà a reggere».
Di cedimenti pare che Cenni non abbia ancora avuti e c’è chi garantisce che non li avrà.
Il banco di prova del cordone di salvaguardia che Pdl, Udc , Lega Nord e Lega Toscana stanno costruendo attorno al sindaco («perché di sicuro - è la convinzione nel centrodestra - non fa comodo a nessuno buttare tutto all’aria dopo due anni e mezzo di governo e con la grande incertezza sull’esito delle prossime amministrative») avverrà , ancora, sulla base dei tempi giudiziari: quando l’inchiesta arriverà a fine e la magistratura dovrà decidere le sorti del sindaco. «Ecco - è il ragionamento - in caso di un eventuale rinvio a giudizio si dovrà cominciare a porsi il problema di cosa fare». Ma non prima. E potrebbero anche passare anni.
Tanto più che il sindaco Cenni può contare sull’appoggio incondizionato di alcuni “pasdaran”, proprio questo il termine utilizzato da chi, da destra, qualche perplessità su una situazione così confusa, non la nasconde: l’assessore Aldo Milone, per esempio, fa parte di questi, gli equilibri - e non potrebbe fare altro - li cerca il coordinatore Pdl Riccardo Mazzoni, appoggio è stato garantito dall’ex vice coordinatore azzurro Filippo Bernocchi. Eppure di “pidiellini” in consiglio stanchi e delusi ce ne sono «ma si tratta - si aggiunge - di casi spuri». Chi tace, invece, sulla vicenda è il consigliere regionale Pdl Alberto Magnolfi, più che altro occupato dal congresso in calendario per i primi di marzo mentre il gruppo di sostegno al sindaco affila le armi sulla tesi del complotto. Da Evaristo Ricci, ai tempi dei provvedimenti giudiziari, per finire alle presunte informazioni delle quali il centrosinistra sarebbe stato a conoscenza, tutta materia «che merita - è la convizione - di essere approfondita».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
